Io lo so che non sono solo anche quando sono solo io lo so che non sono solo io lo so che non sono solo anche quando sono solo sotto un cielo di stelle e di satelliti tra i colpevoli le vittime e i superstiti un cane abbaia alla luna un uomo guarda la sua mano sembra quella di suo padre quando da bambino lo prendeva come niente e lo sollevava su era bello il panorama visto dall'alto si gettava sulle cose prima del pensiero la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero ora la città è un film straniero senza sottotitoli le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli il ghiaccio sulle cose la tele dice che le strade son pericolose ma l'unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente il profumo dei fiori l'odore della città il suono dei motorini il sapore della pizza le lacrime di una mamma le idee di uno studente gli incroci possibili in una piazza di stare con le antenne alzate verso il cielo io lo so che non sono solo io lo so che non sono solo anche quando sono solo io lo so che non sono solo e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango io lo so che non sono solo anche quando sono solo io lo so che non sono solo e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango la città un film straniero senza sottotitoli una pentola che cuoce pezzi di dialoghi come stai quanto costa che ore sono che succede che si dice chi ci crede e allora ci si vede ci si sente soli dalla parte del bersaglio e diventi un appestato quando fai uno sbaglio un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te ma ti guardi intorno e invece non c'è niente un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi e una musica che pompa sangue nelle vene e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi smettere di lamentarsi che l'unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente di non riuscire più a sentire niente il battito di un cuore dentro al petto la passione che fa crescere un progetto l'appetito la sete l'evoluzione in atto l'energia che si scatena in un contatto io lo so che non sono solo anche quando sono solo io lo so che non sono solo e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango io lo so che non sono solo anche quando sono solo io lo so che nn sono solo e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango e mi fondo con il cielo e con il fango e mi fondo con il cielo e con il fango



Io:
Chi sono?
Io.
E basta?
Sì.


Ultimi commenti:
utente anonimo in Mi è sorta ba...
utente anonimo in Mi è sorta ba...
Francesco1979 in Ecco, questo - ed &e...
utente anonimo in io vorrei soltanto s...






Parole che mi piacciono:
  • Bisogna immaginare Sisifo felice (Camus)

  • Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare (Nietzsche)

  • Chi segue gli altri non arriva mai primo. (Anonimo)

  • Ogni volta che qualcuno è d'accordo con me, provo la sensazione di avere torto (Wilde)

  • Muori e diventa (non lo so)

  • La vita è quello che succede mentre stiamo facendo altri progetti (John Lennon)

  • こなごなに砕かれた 鏡の上にも 新しい景色が 映される
    anche uno specchio spaccato in mille pezzi può riflettere uno scenario nuovo (Itsumo Nandemo - Sen to Chihiro OST)

  • Perhaps one never seems so much at one's ease as when one has to play a part. (Oscar Wilde - The Picture of Dorian Gray)

  • Chi ha subìto danni è più pericoloso di altri, perchè sa di poter sopravvivere. (Non lo so, mi pare fosse ne "Il danno".)

  • I don't suffer from insanity, I enjoy every minute of it (Non lo so)

  • The greatest thing
    you'll ever learn
    is just to love
    and be loved
    in return.(Nature Boy- Moulin Rouge)

  • Perso per perso, meglio perverso. (non lo so)

  • Prima di amare, impara a camminare sulla neve senza lasciare tracce. (Proverbio turco)
  • - Intendo dire - disse Alice - che uno non può fare a meno di crescere.
    -Uno forse non può - disse Humpty Dumpty - ma due possono. Con un aiuto adeguato, tu avresti pututo fermarti a sette anni. (Lewis Carroll)

  • Chi ha figli vive come un cane e muore come un uomo. Chi non ne ha, vive come un uomo, e muore come un cane (Proverbio ebreo)

  • Cinico (sm): individuo dotato di un difetto alla vista che gli fa vedere le cose come sono, e non come dovrebbero essere (Ambrose Bierce, Il dizionario del Diavolo)

  • Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio, o taci.(Dionigi il Vecchio)

  • Those who give up essential liberties for temporary safety deserve neither liberty nor safety. (Benjamin Franklin)

  • God's was first of all our hearts to break. (Non lo so)

  • Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos. (Pablo Neruda)

  • Fare, o non fare. Non esiste provare.(Maestro Yoda)

  • Hay que mover todo il cielo para que baile la tierra. (Canzone Popolare Argentina)

  • Moriremo crescendo. (Ruggeri - Peter Pan)

  • Any problem can be solved with dancing. (James Brown)

  • Con la pazienza e un po' di sputo l'elefante lo mise in culo alla formica. (Citato da dietrolaporta)
  • E se la storia scherzasse?. (Milan Kundera, Lo scherzo)

  • Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi. (Calvino, Il visconte dimezzato)

  • After the first glass, you see things as you wish they were. After the second, you see things as they are not. Finally, you see things as they really are, and that is the most horrible thing in the world (Oscar Wilde parlando dell'Assenzio)

  • Love is a universal migraine (Robert Grieves)

  • When the world zags, zig (Lee Clow)

  • Chi ha coraggio non ha bisogno della reputazione (Rhett Butler)

  • Lascia dormire il futuro come merita. Se lo svegli prima del tempo, avrai un presente assonnato. (Kafka)

  • Sitting for hours, as trained to do, wondering wondering who's fooling who. (Sulla parete di un locale che si chiama Taurus)







  • Piccolo Dizionario Siculo-Italiano
  • Spacchioso: figo
  • Per succo di mafia: per vendetta, per dimostrare di essere superiori
  • Mettersi l'acqua dentro e la pila fuori: mettersi volontariamente in una situazione che crea difficoltà
  • Mettersi in questo pettine di quindici: mettersi in una situazione ingarbugliata e difficile da risolvere
  • Essere sano sano: essere ingenuo, privo di malizia.
  • Come mi spera il cuore: come ho voglia, come mi va.
  • Fracco: debole, fragile, instabile.
  • Ponchio: cicciottello, grassoccio.
  • Scappottarsi:evitarsi qualcosa. Oppure anche "tornare a casa" [Es: ragazzi, ciao, io me la scappotto]
  • Cassariare: confondere, frastornare. Anche riflessivo (cassariarsi).
  • Assicutare:inseguire.
  • Corpa: legnate.
  • Lappuso: quasi del tutto intraducibile. E' un sapore appiccicoso, tipo quello dei cachi troppo acerbi, o quello delle pellicine sotto la buccia delle castagne.
  • Malatia c'ammisca: malattia contagiosa.
  • Assappanarsi: bagnarsi, inzupparsi, generalmente per la pioggia.
  • Scannaliarsi: imparare una lezione, capire qualcosa in seguito ad una esperienza non gradevole.
  • Cùlica: angolo.
  • Faccia di lanna: faccia tosta.
  • Mangiauredda: Letteralmente, "mangia budella". Dicesi di persona che si diverte a fare innervosire i malcapitati che hanno a che fare con lui/lei, per il puro gusto di farlo.
  • Ammucciare: nascondere.
  • Pirito: emissione d'aria dagli intestini; flatulenza.
  • Zito: fidanzato.
  • Ammuttari: spingere.
  • Tosto: monello.
  • Alluppiarsi: addormentarsi.
  • Ciauru: profumo.
  • Dare addenzia: badare. O anche ascoltare, stare a sentire.
  • Schigghi: grida.
  • Amminchialuto: sbalordito, a bocca aperta, come imbambolato dalla sorpresa.
  • Vavaluci: lumache.
  • Annacare: dondolare. Nella fattispecie, annacàrsela: menarsela.
  • Taddarita: Pipistrello.
  • Pititto: Voglia.
  • Comu ti spercia: Come fa a venirti in mente, come fai ad aver voglia di.
  • Signuri ni scanza: Esclamazione: dio me ne scampi.
  • Ti sei fatto liscio: Stai diventando monotono.
  • Fetu: Puzza.
  • Sumagghia: Scarpata, dirupo.
  • Inchiaccare: Prendere con un cappio.
  • Papariarsi: Lasciarsi annegare nel benessere, godersi qualcosa. Generalmente riferito a una cosa piacevole fatta da qualcun altro verso il sogg.
  • Motti subitania: lett: morte subitanea. Interiezione di dispiacere autoprodotta (es, quando si sta per cadere o si sbatte da qualche parte) o maledizione improvvisa inviata all'indirizzo di qualcuno.



  • Se preferisci..

    scrivimi

    BlogZ

    La rana imperiale spiava da dietro la porta. Il pinguino, immerso nei suoi esperimenti all'interno dell'ufficio di letargia, scribacchiava fogli su fogli alla ricerca di una scrittura alternativa delle formule, che permettesse l'utilizzo delle sue scoperte. "Il pinguino è un animale intelligente!" si diceva la rana. "Scoprirò sicuramente il segreto della pulsatilla, spiandolo da questa fessura". E intanto canticchiava sottovoce "I'm gonna stay young, until i die..." Mentre, giornalisticamente attrezzata, taccuino e macchina fotografica al collo, la rana aspettava, all'imrpovviso SPAD!! Il pinguino spalancò la porta. "OGGI SUCCEDE UN GUAIO, AMICO MIO!" urlò. La sua rabbia si spandeva intorno come onde anomale, mentre lui lanciava improperi e si picchiava le pinnette sulla testa. A un certo punto, nel bel mezzo dell'esplosione di collera, si voltò e vide il ranocchio. "Ciao, Rana Imperiale. Cosa ci fai, qui?" disse, calmandosi di colpo. Lo sguardo verde del ranocchio vagava in cerca di una risposta, "No, nenti", farfugliò (gli scappavano le sue origini siciliane, quando era agitato). "Cercopiteco. Anche usato". "Ah. no, non l'ho visto" disse il pinguino. "Vuoi entrare un attimo? che cosa ti offro?" "Caffè nero in tazza grande, grazie" rispose la Rana, accomodandosi dentro lo studio. "Come mai sei così arrabbiato?" Gli chiese. "E' quel maledetto, il Giocattolaio Matto... continua a diffondere intorno quel magma di idee sballate, quei pensieri del cazzo per dieci alla meno dodici, e lei lo sta a sentire!" "Lei chi?" chiese la rana imperiale. "Come, chi! Quella ragazza straordinaria", rispose con gli occhi sognanti il pinguino. "Oh such a grace and gravity in her eyes, oh her skin so soft that you would always run with your fingers through it, like in strawberry fields, forever...Mi heart is burning fast like a cigarette burns.... "Ecco che ci risiamo", pensava la rana. "Quand'è innamorato, prima la fase dell'inglese; poi la fase dell'inglese senza senso." E infatti il pinguino cantava e ballava per la stanza: "Yet another useless blog to sing your beauty, my darling.. What mad universe it would be without you... together we will run away, and forever we will be living in villa villacolle..." La rana tamburellava le zampe per terra, impaziente, aspettando la fine della crisi poetica. Prima di cominciare a ronfare, che già si sentiva la bolla al naso, staccò una mattonella traballante dal pavimento malandato dell'ufficio, e la tirò conto la testa del pinguino, maledicendo tra sè gli effetti della Basaglia e la libera circolazione di individui simili. "Ceci n'est pas une pep!", si lamentò il pinguino. "Eh?" disse la rana. Poi, con un'espressione di terrore, ricordò: mai colpire un pinguino innamorato! "Oh no!" si diceva. "Gli ho provocato la pericolosissima confusio linguistique contusocerebrale...adesso parlerà francoise insensèe, latinus inventatus e mescolaparola, le tre terribili lingue della perdizione!!" e infatti il pinguino continuava: "Quid est hac Retrovertigo, rana imperiorum? Donnamia dolceamata pornoromantica lodeascolto non?" La rana sapeva di non avere scelta: l'unica cosa da fare in questi casi era catalizzare l'attenzione del pinguino, nuovamente - ahinoi - sull'amata. "Ma non ti erano arrivate le sue lettere da Venezia? Sono sicuro che saranno piene di interessanti cronache urbane... non vogliamo leggerle?" "Oh certo!! mon amour venezienne.. Starei ore a decantar il luccichìo dei canali riflessi nei tuoi occhi.." "Ma anche no" esclamò la rana spazientita. Occupiamoci piuttosto dei segreti della pulsatilla, no? Come se ne estrae l'elisir? L'eterna giovinezza! Branco di scenziati pelandroni, voglio l'eterna giovinezza!" "Stai calmo, cracrà! Noi qui si lavora, e quasi tutti ci provano a fare del loro meglio! Ma dovremo pur avere dei piacevoli pensieri ogni tanto, non credi? Memento gaudere semper, Ranocchio... Se voglio ti pianto qui, laboratorio e tutto, e me ne vado dal mio amore.. e le farò vedere chi ha ragione sulla pulsatilla, se io o quel Giocattolatio impostore!" "Tsk" si lamentò la rana. "Te lo dico io cosa dovresti studiare: come diventare il mio cane!" Il pinguino, irritato, si voltò di scatto e cacciò un terribile urlo. La rana impallidì fino a diventare blulù, e tirò un bestemmione da far cascare tre o quattro cerchi di cherubini. Il pinguino la guardò, sbalordito. "Ma come! Tu, così devoto e fedele!" La rana iniziava a farfugliare: "Ma sai..la paura..ho avuto un momento di.." "Eh sì" ridacchiava il pinguino. Apologie ed apostasie di un trepido".






    LinkZ

    Spinoza.it
    Il blog di Beppe Grillo
    Voglio Scendere
    Scritture
    Un Genio
    Grafologia interattiva
    Wikipedia in Siciliano
    Pandora
    FataVerde
    Invia una mail nel futuro
    RadioDigitale
    circoloPueblo


    Archivio:
    oggi
    giugno 2009
    maggio 2009
    aprile 2009
    marzo 2009
    febbraio 2009
    gennaio 2009
    dicembre 2008
    novembre 2008
    ottobre 2008
    settembre 2008
    agosto 2008
    luglio 2008
    giugno 2008
    maggio 2008
    aprile 2008
    marzo 2008
    febbraio 2008
    gennaio 2008
    dicembre 2007
    novembre 2007
    ottobre 2007
    settembre 2007
    agosto 2007
    luglio 2007
    giugno 2007
    maggio 2007
    aprile 2007
    marzo 2007
    febbraio 2007
    gennaio 2007
    dicembre 2006
    novembre 2006
    ottobre 2006
    settembre 2006
    agosto 2006
    luglio 2006
    giugno 2006
    maggio 2006
    aprile 2006
    marzo 2006
    febbraio 2006
    gennaio 2006
    dicembre 2005
    novembre 2005
    ottobre 2005
    settembre 2005
    agosto 2005
    luglio 2005
    giugno 2005
    maggio 2005
    aprile 2005
    marzo 2005
    febbraio 2005
    gennaio 2005
    dicembre 2004
    novembre 2004
    ottobre 2004
    settembre 2004
    agosto 2004
    luglio 2004
    giugno 2004
    aprile 2004
    marzo 2004
    febbraio 2004
    gennaio 2004
    dicembre 2003
    novembre 2003



    stanno nello
    Zero.


    Visite:
    Free Hit Counter
    free hit counter








    BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


    Add to Technorati Favorites
    Technorati Profile



































































































































































    preso da qui



    domenica, 28 giugno 2009

    Mi è sorta balenante in fronte all'occhio una realtà incontesta e offensiva e terrificante.
    Siamo noi, NOI a fabbricarli.
    Dice, bella scoperta, saranno centenni che Elio cantava MiDrogoBestemmioPicchioIBambinieNonTiCago.
    Però trovarselo addosso, questo Costume Tradizionale Femminile, quando ti sei sempre professata qualcuna che no, non vuol vivere i romanzetti di Cioè bensì la vita Vera e che vuole le cose semplici e non il teatro
    E invece ti si irrita proprio la nervatura quando qualcuno ti fa le cose carine che avresti voluto che l'altro ti facesse e invece sticazzi.
    Dice, ma sono due persone diverse.
    Sì, e certo, senza dubbio.
    Però la realtà è che NO! Che è solo una questione di anguillosità e null'altro.
    Quindi in sintesi: ce li costruiamo sfuggenti perchè senò non c'è gusto
    e per il gusto pervertito di lamentarcene poi con le amiche.

    (Negherò per sempre di averlo detto di fronte a qualsiasi rappresentante del Genere Maschio.)

    ¤ K alle 21:13 ¤ commenti (2) ¤ link

    venerdì, 26 giugno 2009

    Se indulgi nel nistagmo avrai il dono di percepire la sfericità delle gocce di pioggia.
    Poi magari non te ne fai niente di questo dono, però chissà. Ci sono tante di quelle cose che accumuli incongruamente e poi un giorno ti tornano utili.
    (Temo d'avere identificato questa pagina con un singolo paio d'occhi, ora che ci rifletto bene. Ed è una di quelle cose che finisco per fare e disprezzandomi per questo.)
    Dicevo che uno dei miei caos è confondere l'invidia con la gelosia. Quindi: invece di desiderare di essere quello che sei, desidero averti, chissà che non possa diventarti osmoticamente.
    Ma forse sono solo scuse.
    Intanto che io corro, intanto la vita altrui si srotola e gira, e ne sono felice per loro.
    Io per me ho quell'attimo di perplessità, chiedendomi io intanto dov'ero
    chiedendomi sempre la stessa cosa, dov'è che sono io intanto che tutto succede.

    Ci sono scene che vivo e che so che poi ricorderò
    le gocce rotonde di pioggia in piazza sancarlo, per esempio, e la farfalla mescalinica a schivarle come colonne che cascano veloci
    (a pensarci non dev'essere una bella vita facile)
    Forse perchè sono quei lampi di sospensione in corsa, come quelli che ti sorprendono nel bel mezzo di una pagina di libro, come fotografie immobili in bolla nello sfrecciare del tempo lineare, arrotolate

    Poi adesso torno a correre, e magari prima o poi, anch'io

    ¤ K alle 00:57 ¤ commenti ¤ link

    lunedì, 22 giugno 2009

    Era una notte che ero al mare, e naturalmente io, essere al mare
    Ero al mare che c'era un matrimonio
    (un anello per ghermirli e nel buio incatenarli, come ho genialmente letto da qualcuno su feisbùc)
    un matrimonio che doveva essere (avrebbe dovuto essere) di un'amica, e invece certe volte si perdono per strada e non arrivano fin laggiù, fino al matrimonio, le amiche
    ( io )

    E ha fatto bufera il pomeriggio e la notte della festa, e mentre alla fine della festa, che insomma un matrimonio è, che vuoi aspettarti, però ci doveva essere la parte divertente, il bagno di notte a mare e la serata densing, e nvece alla fine sembra che Imene Imeneo s'offende se ti vuoi divertire troppo

    Quindi alla fine, nemmeno tanto alcolemica quanto avrei sperato, e naturalmente senza occhi azzurri al buio, mi godevo l'acquisizione intonsa del letto solinga e senza condivisori, che ricchezza, avendo guadagnato una stanza in più
    Però non riuscivo a dormire perchè m'ero bevuta un tè caldo al rhum (roba da milanesi, roba fiGa)

    E mentre stavo lì ad ascoltare la tempesta marittima ricordandomi i fulmini a scarnificare l'orizzonte di viola, m'è venuta in mente una frase e, attaccata, l'idea che ci ho ancora da qualche parte un blòg

    "il vento scrosta il silenzio dai muri"

    Poil'indomani acqua verde e blu, e trasparente e gelida da non potersene andare via, e li guardavo dall'acqua, loro, a riva.
    E non li potevo capire.

    ¤ K alle 23:06 ¤ commenti ¤ link

    mercoledì, 03 giugno 2009

    Ecco, questo - ed è strano a pensarci - non mi era mai successo.
    Il balcone aperto e fuori l'inizio di giugno, gli operai  facendo casino aggiustando la strada o quel che è.
    Uscire un momento per capire un rumore (atto piuttosto inutile ma inevitabile per quasi chiunque)
    Il sole sul balcone mi accarezza, tattile come se avesse davvero le mani, e intanto soffia un'aria che non si può definire vento, eppure soffia.
    Mi è capitato soltanto una volta di sentire questo tipo di sensazione: ed erano le lenzuola di un letto di un amante.
    Questo purtroppo ostacola i progetti di andare a vivere in Irlanda, che è un posto fatto d'acqua, e il sole non ci abita.
    Ma adesso io ho bisogno di un posto, non so da dove e perchè ma adesso ho bisogno di un pezzo di terra dove piantare le tende almeno per un po'.
    Ma davvero non so dove, non l'ho mai saputo, ma mai meno di adesso.
    E purtroppo adesso però vorrei saperlo.

    ¤ K alle 14:01 ¤ commenti (1) ¤ link

    mercoledì, 27 maggio 2009

    io vorrei soltanto saperlo dire.
    Sapere dire quando un orizzonte è talmente largo da lasciarti senza fiato nè parole, e i colori sono FORTI che gridano però senza aggredire.
    Io vorrei sapere dire la bellezza che è quando gli occhi della gente ridono senza una ragione.
    Mi hanno chiesto di descrivere gli irlandesi in due parole: ho detto: senza pelle.
    Perchè sembrano non avere paura.
    E io vorrei poter dire cos'è guardare gli occhi di un essere umano che non ha paura degli altri esseri umani.
    E ti ride senza nemmeno sapere chi sei.
    E adesso torni in un posto dove la gente non ti rivolge la parola nemmeno se ti conosce.
    E se c'è un momento che io ho capito che da questa città me ne vado, è questo.
    Con tutto il rispetto.
    Io vorrei riuscire a dire le parole che significano sentirsi in un posto che non ti alza barriere.
    Ma non le ho, le parole.
    Ho solo voglia di cantare. E canto forte in bici per le vie di questa Torino immobile che, cosa si perde, non lo sa.

    I just would like to be able to say it.
    Be able to say what is a horizon which is so broad to leave you without breath and words, and colours are so STRONG to shout, but without attacking you
    I'd like to find the words to tell the beauty of people's eyes smiling at you without a reason
    I was asked to describe irish people in two words: I said: without skin.
    because they seem not to be afraid.
    And I would like to be able to tell what it's like, to look at the eyes of a human being who is not afraid of other human beings.
    Laughing at you without even knowing who you are.
    And now you come back to a place where people doesn't talk to you even knowing you.
    And if there was a moment when I decided to leave this place, this is it.
    Respectfully.
    I would like to be able to tell the feeling of being in a place which doesn't need barriers.
    But I have not, those words.
    I just want to sing.
    And I sing loud riding my bike, along the roads of this Turin which doesn't know what it's missing.

    ¤ K alle 23:49 ¤ commenti (3) ¤ link

    lunedì, 18 maggio 2009

    Aho, Gran Espiritu.
    Ti ringrazio per questo tabacco, per avere la possibilità di stare seduta qui, guardarlo e sentirlo fumare
    Per poter essere arrivata in questo nòcciolo di luce di fuoco e candele, raccolto e protetto e proteggendo un cerchio di respiri in mezzo al buio della montagna
    Per questa nicchia di vita che pulsa al ritmo del tamburo, scavata nel cuore di una terra vergine e verde, ferita e benedetta dal rumore incessante e centenario di quest'acqua fredda.
    Ti ringrazio per questo proposito che annodo alle foglie di mais, bagnate da un'acqua profumata che rimbomba e vibra con la pelle del tamburo per tutta questa notte Insonne e Magica
    Per il fumo che insegna alla mia gola che non si deve avere paura.
    Ti ringrazio per questo avuelito San Pedro, che mi striscia sotto la pelle e imprime una vibrazione nuova a tutte le mie cellule, una ad una, insegnando loro una realtà sovrapposta e sottile
    una realtà nitida e limpida, in cui il colore e la luce ridono più forte e i confini delle immagini sono netti  ed affilati ma nello stesso tempo continuamente cambiano, e anche tu puoi riderne più forte
    e la terra è più lontana, e forse è più vicino il cielo.
    Ti ringrazio per questo fuoco che è un essere vivente, che scola dai tronchi degli alberi che bruciano e rimangono vivi anche bruciando, e si colorano d'argento e blu, e sanguinano e si contorcono, eppure non facendo male
    e srotolano la possibilità di modificare ed interferire una realtà che pure sembra tanto reale
    Per il verde e il blu e l'arancio di questo Padre Fuoco, liquido come l'acqua, denso e pieno di colore come il sangue, ma verticale verso l'alto come una preghiera, che scava giri nuovi dentro il mio cervello.
    Ti ringrazio per questa notte che d'improvviso diventa un sogno, indistinguibile da un sogno, dove il tempo e lo spazio diventano il ricordo lontano di una convenzione, ma niente di poi così tanto vero
    che potresti ricordartelo, ma potresti anche non, e le cose che fai potrebbero anche non essere mai successe, e il presente si dilata a diventare un istante che non ha confini, non ne ha avuti e non ne avrà
    Ti ringrazio per questa chiarità che mi hai lasciato in mano, a difendermi e ad armare le mie braccia o le mie ali
    a mostrarmi l'immagine di me che viene riflessa dal mondo circostante, che ogni giorno abito e condivido, e di cui però mi sembra d'essere stata ignara.
    Ti ringrazio per questi giorni staccati dal tempo
    E per chi ha camminato con me questi passi, e mi ha alleggerito il peso del tornare.

    Aho Mitakuye Oyasin, se si scrive così.

    ¤ K alle 23:24 ¤ commenti (1) ¤ link

    mercoledì, 13 maggio 2009

    L'attitudine speculativa non è qualcosa che la tua mente possiede; il viceversa,semmai: e infatti una qualunque domenica di pulizie si trasforma in un'analisi di filosofia di vita. A me piacciono i bicchieri, da sempre. E uno dei piaceri dell'aver casa da sola è stato aver bisgono di comprarne. Ne ho comprati 6, che mi piacevano molto. Poi erano bicchieri ikea, eh. Comunque ne ho rotti 3. Se ne deduce che amare cose fragili per chi ha una distruttività intrinseca diventa uno spiacevole ossimoro: che se ne sente attratto e li attrae, facilitandone una inevitabile fine. Ora, essendo successo domenica, perché parlarne adesso? Perché, a panzallaria nel lettuccio della clinica, scorro le tortuose strade degli affetti e delle relazioni, e le incongruenze tra l'idea e la forma che esse assumono in sostanza ed in realtà. E queste differenze sconcertano e sollevano insieme, e ancora una volta aggrovigliano l'opinione informe e indipanata. Mi rimane sostanzialmente estroflesso, ecco, quel pianeta, e incomprensibile. È poi nient'altro che il caro vecchio dilemma del porcospino. Mi chiedo se così affiancandoli posso fare assurgere quella teoria striminzita a dignità di definizione, e magari che ne so battezzarla "il paradosso del bicchiere".
    ¤ K alle 00:39 ¤ commenti ¤ link

    domenica, 03 maggio 2009

    Mentre
    lo stato italiano sopporta un ennesimo giro di fighe, e tutti ci si ride dietro a noi stessi, intantochè funziona il vecchio colpogobbo (io candido 5 veline, tutti loro s'incazzano, io ne tolgo 4 e sembra che gli ho dato ragione, quando se avessi direttamente candidato un'altra che me l'ha sucata m'avrebbero rotto la minchia all'inverosimile)
    Mentre
    constato che non c'è assolutamente nulla sulla faccia del pianeta che mi crei un benessere altrettanto complessivo, vale a dire constante di superficie + profondità, dell'aria scaldata da un sole potente e benefico, che a momenti mi faccio la fotosintesi clorofilliana con il palmo delle mani
    Mentre
    mi chiedo com'è possibile (e me lo chiedo grata) che ogni volta che mi sposto, ormai, mi si spalanca una porta di una via da percorrere, e mi sorride di sbieco, gentile però di sfida, e poi insieme ci si prende a braccetto e si decide di scoscendere, ridendo
    (che se mi trovo un cambio guardia ne faccio una, picciotti, che poi a raccontarvela sarà da godere, puramente da godere)
    (e siccome ormai il combattimento è su un fronte scostato ed immateriale e profondamente rivoluzionato, che quel che si vince è il "there's no spoon", a questo punto si tratta di saperlo, che troverò il cambio-guardia, e che farò la follia)
    Mentre
    mi pregusto un altro viaggio che mi aspetta tra poche settimane, che quest'anno davvero aunt k is growing wings, or wheels
    (surely, she's growing heels. Che la breve frequentazione coi feticisti porta la consapevolezza che sui tacchi non ci muori, e la voglia di staccarsi da terra e fare arrapare i masculi)
    Mentre
    mi guardo incredula le unghie, pensando alle cento volte che ho cercato di smettere di mangiarle, e mi sento la mano in qualche modo armata; e penso che dice che la creatività è inversamente proporizonale alla rabbia, e se è vero - come è vero - che le mani sono la creatività, è proprio questo il punto: che possono essere utensili, possono essere artigli

    mentre tutto questo, mi rimastico e mi rigiro sulla lingua il sapore magico di un tramonto in spiaggia, invocato dal Curandero, che capace che noi ce lo saremmo perso
    (quest'abitudine insulsa d'andare al mare e andarsene via prima che il sole cali, chissà)
    ed assistito come i gatti in fila sui muretti a guardare negli occhi il sole fino all'istante che scompare, in un silenzio che non potrebbe essere spezzato.

    ¤ K alle 15:51 ¤ commenti (5) ¤ link

    domenica, 26 aprile 2009

    Certe volte la dimensione di un miracolo è minuscola, eppure questo non ne diminuisce in nessun modo l'entità.
    E una cosa che mi dispiace è questa: che l'essermi così tanto arrabbiata con la Religione che s'è mangiata 25 anni della mia vita mi ha lasciato sospettosa nei confronti della fede.
    Però un miracolo è indubitabilmente un miracolo, anche se è minuscolo quanto un chicco di riso.

    ¤ K alle 23:37 ¤ commenti (3) ¤ link

    venerdì, 24 aprile 2009

    Chissà se il traghetto onirico ha importanza, io non riesco a spiegarmi per quale ragione ti sogno così di frequente, non  è qualcosa che mi sia successa, di molto più importanti di te non ne sognavo
    Ne capita poi sempre una, tu eri lì che spingevi la valigia per farla chiudere e invece c'era qualcosa che avevi scordato di metterci e non puoi chiuderla più, rimani a osservare senza capirci più niente.
    Dice che se desideri una cosa devi smettere di pensare negativamente quel che la concerne, ma quale spiegazione positiva può esserci alle assenze apparentemente prive di coscienzaecriticadimalattia
    Questa passione per le voci, io eppure non sono una musicale, ma le voci

    E ti si fa una domanda di una semplicità elementare ed affilata: e tu?
    Eh.
    E io che c'è dubbio che vado avanti di testa, e pancia e il resto si barcamenano a seguire ma non si lasciano vedere, che poi, si sa mai.
    Lo so, lo so.
    Il tutto condito da quella stranissima sensazione che sei un Super-Io, e non nel senso psicanalitico, ma un Io che parla tanto e suona la voce e le parole e gode e si lascia guardare, per poi pentirsene e dispiacersi di aver di nuovo catalizzato ed espanso se stessa in tutto lo spazio disponibile. Chiedendosi se c'è un'alternativa possibile almeno ad una delle due.

    E intanto mi sta in casa sta tipa che ha le unghie (non lunghe, no. ma indubitabilmente: unghie) ed esce la sera sui tacchi alti e cucina le verdure alle spezie col riso, la guardo nello specchio e mi sorride.
    E ha l'aria di avere soluzioni semplici, lei, del tipo sii tu a incominciare, e poi si vedrà.

    A volte focalizzando lo sguardo o il respiro si riesce a scatenare una sensazione, sembra la capacità di mettersi in comunicazione con la parte sottile di te.

    Però quel che resta alla fine è una tua prospettiva su te stessa e il circostante, ti chiedi se può essere che sia davvero possibile che tutto sta solo nelle tue mani
    Il pensiero crea, senti che sia proprio vero, eppure qualcosa ti tiene dal salto
    E rimani a osservare.

    ¤ K alle 00:16 ¤ commenti (3) ¤ link

    martedì, 21 aprile 2009

    Tutto inizia con una sera che sei troooooppo stanca per qualcosa di serio, e decidi di rivederti Troy. Che se la natura è stata così generosa da costruire inni alla sua potente bellezza, chi sono io per oppormi a contemplarne uno.
    (Sì, Brad Pitt.)
    Mi raccontarono di Achille, Ettore, Patroclo, Ulisse, da piccola. Faceva figo che ti piacesse Ulisse, che sò, o Ettore. Erano un po' quelli davvero spacchiusi.
    Me mi piaceva Achille ma stavo zitta zitta che tutti lo pensavano un troglodita assassino machina da macello.
    E non è che non me ne rendessi conto, che effettivamente un poco macellaio lo fosse; ma poi in fondo sotto sotto aveva quella spece di luminescenza dorata intorno. E il rosso gli scolava dalle mani. E correva correva correva.
    Però dice che era un buzzurro ferino, e quindi.

    L'Achille di Troy è un Achille particolare.
    E più lo guardavo: l'orgoglio. La decisione portata alle estreme conseguenze non per caparbietà, ma semplicemente perchè si perde la visione periferica. La rabbia cieca che scoppia e distrugge tutto ciò che rimane in circostanza. Il movimento che, per rapidità e violenza, sarebbe verticale: però si sposta parallelamente alla superficie terreste, e sempre avanti. L'amore incondizionato e totale, che divampa all'improvviso; ma non deve intralciare. L'essere ilpiùffico ennoncen'è. Il bisogno di essere il più in alto, quello che apre e sfonda, quello che si rimane a guardare dicendosi, ma è pazzo? Lo strafottersene, fondamentalmente, e andare sempre a testa bassa incornando quello che si para davanti.
    Nzomma m'è sembrato lampante il perchè l'abbia sempre in fondo in fondo pochettino amato: che è il paradigma stesso del segno dell'Ariete.
    (lo so, l'ho già detto, ma m'andava di ri-dirlo ed approfondire. Oh.)
    In effetti, è il paradigma dell'Ariete maschio. Ma in fondo l'Ariete è un segno maschio, il fatto che ce ne siano femmine è una collaterale necessaria, e personalmente mi diverte un casino.

    Poi per dire la giornata astrologica, m'aggiungo uno amico di amici su feisbuc (e di solito nun se fà, ma questo non so perchè, informatami che non è matto, non so perchè), convinta d'essermi aggiunta un Gemelli Cavallo, che è una cosa abbastanza figa (dopotutto mi ritengo vittima dei gemelli). E invece avevo visto male, vado per comprare un Gemelli e mi ritrovo nientemeno che un CAPRICORNO. E fu pianto e stridore di denti.

    Naturalmente a quel punto vado per cercarmi di che segno è Brad Pitt, che uno che incarna così perfettamente l'Ariete non dico tanto, ma segno di fuoco dev'essere. E infatti trovo un Sagittario ascendente Sagittario. L'ho detto io che i Sagittari mi son sempre stati simpatici. Poi non conosco quasi nessun Sagiittario, ma diciamo che teoricamente dovrebbe essere una specie di incrocio tra un Ariete meno incazzato e un Leone meno superbo. Vien fuori un focherello teporoso e scoppiettante, niente male.

    Per concludere: sul sito dell'astroBrad c'era sto link che ti fa la numerologia col nome
    Ora sarà che non m'è mai piaciuto mettere nome cognome e data di nascita in rete, che io ho iniziato a frequentare Internèt nel 96 quando c'erano tutti i patemi del Mostro che s'Annidava fra i byte e sono rimasta diffidente.
    Ma in realtà è che non amo più tanto le predizioni e le descrizioni di persona. Si sta in una fase in cui si teme l'autocondizionamento, che se ti dicono: tu sei così, e per caso tu un pezzetto pensi di essere davvero in quel modo, finisci per incastrarti in quella definizione di te.
    Ora, è vero che ci sono delle definizioni di te, e tendenzialmente alcune cose di te non cambieranno. Ma non è il caso di crearne cristalli da appendersi al collo e girare con un simbolo di se stessi, invece che con il se stesso multisfaccettato che in effetti tutti,  fondamentalmente, siamo. E c'è il rischio che se una di queste definizioni è un difetto, ti finisci per affezionare a quel difetto e lasciarlo scorrere indomito, e magari invece qualcosa per migliorarti potresti fare.

    Infine, si aggiunge così, a piè di pagina, che il fatto che una storia così vecchia sia sopravvissuta intatta è una cosa bellissima.

    ¤ K alle 00:13 ¤ commenti (3) ¤ link

    venerdì, 17 aprile 2009

    L'assenza di sostanza rande felice la gioia, o viceversa?
    Eppure non è strettamente assente la sostanza, una ragione c'è, ed è una Grande Vittoria, pure se ancora in preludio
    Avevo iniziato a scrivere queste cose, e poi le ho cancellate perchè avevo paura
    e siccome stavo per scrivere che la vittoria era contro la più catena delle paure, allora mi è sembrato un controsenso e sono tornata

    Era tanto tempo fa, quando ho sentito la prima volta la frase "sfida alla solitudine", e ha avuto il rumore di un lucchetto.
    Però poi il tempo, come l'acqua, scorre.
    E questo costruisce Vita.

    Adesso leggo di abissi, e me ne ricordo. Focalizzo nello stesso momento in cui mi ricordo, che ricordo  significa non viverlo più. Sostanzialmente non saprei quali siano le mie risposte, perchè non credo di aver trovato bandoli di matassa alcuna. Però io quell'abisso non lo vivo più. Ho scavalcato quella pannocchia di domande, e adesso il mio orizzonte è più lontano.

    Intanto sono in grado di guardare gli occhi e di sentire le voci, e di ascoltare la parte di spirito costruita per l'esterno. Che ce l'ho anch'io, chi l'avrebbe detto.
    Anche se stride ancora con il metallo; anche se sento l'istinto, che mi è sempre suonato normale, alla ritirata.
    E avevo paura di scriverlo, che poi la scudisciata brucia, e come le lumachine mi riappallottolerei, sicuramente

    Non c'è nè l'Amore nè qualcosadi simile, non è questo.
    Ci sono pezzetti di mosaico che riflettono la luce, e la riflettono verso l'interno.
    E dopotutto non serve molto altro, che noi oltre il limitare che ci definisce dal fuori siamo costruiti con qualcosa che anche solo con la luce, si riempie.

    ¤ K alle 01:24 ¤ commenti (4) ¤ link

    sabato, 11 aprile 2009


    Dice la composizione degli opposti
    è un poco la storia della mia vita, per usare una circonlocuzione che va di moda specialmente nella terra di mezzo dei Trentènni
    (non so se la storia ma l'attuale sicuro)
    E mi godo l'identificazione con la Colonna Vertebrale, che anche prima di saperne i simbolismi ne ero in un certo qual senso e modo devota.
    Però le frecce centripete hanno la punta rivolta contro di te, e va bene essere asse però -ouch- pungono
    non è che proprio faccia male, ma sai quel graffietto che poi brucia? un fastidio
    curvarle, dici? Imprimere il movimento a salire e scendere di piano lungo l'asse in su e in giù?
    Potrebbe essere una soluzione, curvare di solito, muovere, è una soluzione

    E comunque non è certo Gaia ad avere bisogno di noi, ma il viceversa
    (non cerchiamo connessioni logiche col discorso di prima, suvvia, non siate banali: non ce n'è)
    o noi lo si fa esplodere, questo Pianeta, ma diciamo che la Morte Nera non è proprio un oggettino di reperimento semplice
    oppure saremo noi a scomparirle di dosso ma non la vita, non la sua Vita
    la sua natura è ricevere, assorbire, incorporare, e troverà il modo di sopravviverci di certo
    quindi non ci allarghiamo tanto a voler proteggere la Terra
    se vogliamo aver qualcuno da proteggere e continuare a proteggerlo per molto, è di noi che ci dovremmo preoccupare: della nostra, Vita sulla terra

    Intanto sento spingere sulla faccia interna delle squame frontali, come se mi stesse crescendo il cervello
    (o le corna).

    Fa uno strano effetto dover difendere qualcosa che non condividi per un cazzo.
    Zia K si scinde, siore e siori. Schìzein.
    Tira le righe sotto la MedicinaOccidentale e vede essenzialmente che tutti dicono: eh non funziona, ma non c'è altro.
    E fanno spallucce.
    E intanto gli agopuntori e gli iridologi e gli omeopati e i qmm e i nuovimedicidihamer dicono: la nostra sì.
    Ma la Letteratura dice: ciarlatani!
    E fa spallucce, dicendoti: mi dispiace, lei ha il Cancro, morirà.

    Zia K consiglia a tutti, soprattutto ai suoi colleghi medici, ma a tutti, la lettura del "Dottor Semmelweiss" di Celine. Di come una verità che adesso è assodata ed elementare, quando uno l'ha scoperta, il Consorzio della Scienza l'ha additato dicendo: Ciarlatano! E le puerpere crepavano perchè la loro cervice era stata smanettata subito dopo l'autopsia in sala settoria senza nemmanco lavarsi le mani.

    La Scienza, questa.

    Ma, dicevamo: la composizione degli opposti. Appunto.

    Pensavo che i blog fossero tutti morti, schiacciati sotto il peso grandefratellico di feisbuc.
    E invece sono felice di vedere che no. Mi vien voglia di riprendere la continuatività.
    Tantevvero che ho AGGIUSTATO I LINK! Erano anni, che.

    E girando blog, qui ho capito delle cose che finora non avevo proprio visto così chiare, immobilizzata nella condanna dello sciacallaggio mediatico.

    ¤ K alle 12:54 ¤ commenti (6) ¤ link

    domenica, 05 aprile 2009

    Allora.
    Lo si sà che non s'iniziano le frasi con Allora, è una di quelle regole da elementari che nella vita quotidiana risultano completamente inutili ma quando si scrive il blog - oppure altro, però si scrive - dice che bisogna almeno che sai l'italiano e dovresti rispettarle
    però il discorso è complesso  e mi si conceda uno strappo e d'iniziare come m'aggrada.
    Allora.
    Dice che il maschio è in crisi.
    E finalmente ce n'è stato uno che è abbastanza lucido, nonostante la crisi, d'avermi spiegato in chiaro e semplice linguaggio internescional, senza dialettalismi di marte o di venere.
    Dice che il maschio si chiede: ma io sono stato a fare il minchione fino a ieri a ubriacarmi e scoparmi chi mi pare, ora perchè dovrei fermarmi e mettere su famiglia, solo perchè me lo dici tu, femmina ricercante compagnodivita®?
    E non fa una grinza dico io. Non era poi così difficile arrivarci.
    Perchè il maschio sa che sarà ancora sul mercato a 35, a 40 anni. Che l'offerta è scarsa, sisà, e l'orologio biologico ha i secondi tarati diversi.
    Le donne invece sembrano non essere in crisi. Loro cosa vogliono lo sanno e l'han sempre saputo. Marito&figli. E basta, non ce n'è. Marito&figli. E' da quando hanno 5 anni che sanno come sarà il loro vestito da sposa. E poi se fanno figli quando sono troppo grandi le ovaie ormai sono andate a male. E quindi, quello vogliono: Marito&figli. Non necessariamente in quest'ordine, ma nzomma.
    Perchè sembra che questo sia il loro unico dovere evolutivo come esseri umani dotati di camera riproduttiva. Questo darà un senso ed un significato alla loro vita, e solo e soltanto questo può darglielo. E così si sentiranno finalmente complete.
    Hanno la salvezza dell'utero che le ripara, cavo et vacante, dalle incertezze e dalla crisi.
    Ma.
    Se le donne, semplicemente, non si sentissero obbligate alla filiazione. Se potessero pensare di realizzarsi individualmente indipendentemente dalla filiazione.
    Che nulla contro l'innamorarsi e mettere al mondo prole, eh. Lungidamè. Però nzomma se fosse un poco meno indispensabile per non sputarsi in faccia davanti allo specchio.
    Dice, ma è un desiderio mio.
    Eh.
    Sicuro?
    Ne sei sicurasicura che è l'unica cosa che desideri?
    Non è che magari forse chilosà è l'unica cosa che ti è stato insegnato che è tua competenza desiderare? Non è che è l'unico campo in cui non credi d'usurpare niente?
    Insomma.
    Se non ci fosse la salvezza dell'utero, le donne non sarebbero in crisi?
    I modelli sociali ereditati dalle mammine e dai papini non ci sono pertinenti nè tampoco appartenenti. Ce li suchiamo con la pastina col dado sin da quando abbiamo aperto bocca, e tant'è.
    (Continuo  non sapere che significa, tant'è, ma continua a piacermi e quindi continuo a usarlo. S'è incongruo, me ne avvertano i lettori).
    Siamo una generazione un po' della Minchia, i figliuoli degli anni 70. Non abbiamo mai davvero pensato che saremmo diventati grandi.
    E adesso siamo tutti in crisi.
    E chi ci salverà? Mi chiedo.
    La risposta ce l'ho. E hi mi conosce si tenga forte, perchè è una risposta che non s'aspetta.
    La sola soluzione è piantarla lì di voler vivere la famiglia del mulino bianco che tanto non è mai esistita.
    La sola cosa che possiamo fare è: calmarci; smettere d'aver paura della solitudine, o meglio: della compagnia di se stessi.
    E avere una volta per tutte il coraggio di aspettare e di saper rimanere in ascolto
    dell'Amore.
    E' l'unico inganno che ci è stato insegnato che forse ha una chiave di salvezza vera.

    ¤ K alle 01:50 ¤ commenti (6) ¤ link

    mercoledì, 01 aprile 2009

    Una volta ho letto un proverbio, forse erano addirittura le scuole medie, e diceva:
    don't let the sun go down upon your wrath
    .
    Conquistata dal suono di quella parola che non sapevo, wrath, l'ho cercata con la curiosità di chi si aspetta una sorpresa gustosa.
    Ed ho trovato: ira.

    Io, venero l'ira.
    Io sento scorrere il mio sangue quasi esclusivamente sotto il dominio dell'ira.
    Grazie alla rabbia ho affrontato e superato indenne situazioni di cui il dolore, che avrebbe dovuto essere significativo, il dolore non mi ha quasi nemmeno sfiorato.

    E oggi il sole tramonta sulla mia ira, ed è necessario. E' quest'ira che permette al sole di tramontare, oggi. E' quest'ira che gli permetterà di alzarsi domani su una mattina differente.
    Perchè si arriva a un certo punto in cui l'ira smette di essere un'esplosione che temporaneamente ti scrolla di dosso i cocci, in attesa che qualcosa si fracassi di nuovo.
    A un certo punto l'ira diventa un'ondata grossa e spessa, e scende in basso travolgendo gli argini e non c'è nessuna possibilità d'arresto.
    E canta, scivolando giù densa come la lava; canticchia serena un gregoriano ipnotico che incanta l'aria intorno e la fa leggera, muovendola in spire circolari a rinnovare tutti gli strati di se stessa:
    bastadessobastadessobastadessobastadessobastabastadessobastadessobastadessobastadesso
    basta.

    Ero sul punto di scivolare nell'immobilità dell'assenza.
    Forse, ancora una volta, mi salverà, l'ira.

    ¤ K alle 23:59 ¤ commenti (4) ¤ link

    giovedì, 26 marzo 2009

    Questo dominio solare.

    E noi ne siamo figli, noi del Primo Segno
    (e oh, c'è una cosa che noi siamo e saremo sempre, conbuonapace del resto dello Zodiaco.
    Ed è poi quello che ci piace di più essere e non c'è niente da fare.
    Noi, siamo e saremo sempre: i Primi.)

    Questo governare incontrastato, e respirando i raggi rimani senza pelle e senza scarpe a riderne, intorno tutto rimanendo intatto.
    E quando Lui, il Sole, cala, torni a ricordarti che fino a qualche sera fa rabbrividivi sotto due (DUE) piumoni.
    Però l'aria le rimane addosso il ricordo dell'essere stata calda fino a quattro secondi prima, e la promessa che domani sarà calda nuovamente, aspetta solo che torni Lui.

    Inizia il conto alla rovescia per il tempo che riavrai la pelle del negro che è il tuo colore e basta.
    Che ti guardi nelle foto il colore della schiena e dici: che malaticcia.

    Poi quando sei in mezzo a tutto quel Colore vorresti solo poter alzare il telefono e parlare e raccontarlo e ridere di niente, del buonumore che da solo, quel Colore, ti regala
    e invece nonsipuò.
    E che peccato che è.

    ¤ K alle 19:10 ¤ commenti (3) ¤ link

    domenica, 22 marzo 2009

    C'è questa cosa strana degli accendini.
    Il vestigio, che ne ho già detto tempo fa, quelle cose che ti rimangono impigliate da qualche parte in macchina, in casa, nei vestiti, dopo che ti sei mischiata la pelle con qualcuno: questa cosa per me sono gli accendini.
    E' iniziata qualche anno fa, un accendino azzurro ed una serata che non avrei mai potuto prevedere
    e si continua a ripetere, che se mi arrotolo a qualcuno e questo qualcuno è un fumatore, mi trovo l'indomani il suo accendino in mano.
    Diventano un oggetto a cui mi sto affezionando, proprio per la sua natura d'incursore (che io non fumatrice, o fumatrice a scrocco e d'occasione, non ho accendini in tasca o in borsa, mai)
    proprio perchè sono qualcosa che io non possiedo, se non in forma di vestigio abbandonato da un amante
    e vale sia che l'amante sia stato effettivamente consumato, sia quando è solo tratteggiato, una bozza d'amante che poi mi rimane
    scarabocchiata e spiegazzata
    in mano.

    ¤ K alle 19:00 ¤ commenti (2) ¤ link

    mercoledì, 11 marzo 2009

    Malgrado le imperfezioni, quasi tutte le misure temporali sono trasfigurazione di un movimento astronomico: il giorno, e quindi le ore e i minuti, sottomultipli (il 60, ecco, già dovrebbe far fare domande, per esempio). Poi ovviamente l'anno. E pure i mesi, anche se è il movimento della luna a scandirli e non quello della terra rispetto al sole.
    Mi chiedevo, perchè la settimana. Non c'è niente che si muove in sette giorni, e non c'è niente che sia multiplo o sottomultiplo di sette.
    Dev'essere un vestigio, un ricordo di un numero sacro che viene ripetuto inconsapevole e tramandato immutabile nei secoli, e incomprensibilmente è sopravvissuto, anche se nessuno ne saprebbe poi spiegare il perchè.
    Ed io questo lo trovo in qualche modo consolante: che nonostante tutto l'umanità abbia mantenuto, anche senza coscienza, senza consapevolezza e finanche senza desiderio, il ricordo dell'avere uno Spirito.




    ¤ K alle 00:24 ¤ commenti (6) ¤ link

    lunedì, 09 marzo 2009

    Immagina:
    un giovane virgulto dell'Esercito Italiano, nel pieno vigore della sua energica giovanile forza e mascolinità guerriera.
    Al cospetto di rotondità luccicanti e morbide, invitanti, un bel culo di donna su un foglio patinato di calendario.
    Due succulente tette appetitose e turgide.
    Mentre ci si fa la sua bella sega, pensa: che darei per trovarmela una volta di fronte, questo gran bel pezzo di figa.
    Tu immagina cosa pensa quel soldato, quando una volta il suo sogno si realizza.
    E lui, quel gran bel pezzo di figa se lo trova, effettivamente, davanti:
    ed è il ministro delle pari opportunità.

    ¤ K alle 17:28 ¤ commenti (2) ¤ link

    mercoledì, 25 febbraio 2009

    Questo è il primo very multimedial post, creato in tempo altrimenti inutilizzabile quale la coda all'ambulatorio.
    Nulladigrave stiamotranquilli, una rottura che la stragrande maggioranza delle donne in età fertile condivide, ahinoi.
    Postare qui mi serve a molteplici scopi.
    Innanzitutto sperimentare la bloggazione con il mio giocattolo nuovo, che zia K ha avuto il qlo di trovarsi in mano un dispositivo BlackBerry comprato usato ad un prezzo paragonabile a un caz, col quale si sta divertendo come una matta e grazie al quale si sente davvero upgradata
    (K ver 2.0)
    Se volessi davvero fare la figah direi che chi se ne frega dello status symbol a me interessano le funzioni
    Mò è vero che mi interessano le funzioni, ma devo anche ammettere che apprezzo l'effetto del tirarlo fuori
    (All'acquisto l'amico che mi ha reso edotta sull'esistenza del BB, e del concetto, soprattutto, più che dell'oggetto, mi disse che poteva essere un discreto surrogato del non avere la Minchia. Presa con le dovute accortezze, come in effetti a sua difesa posso essere sicura di affermare che sia stata detta, devo ammettere che condivido.)
    Secondariamente, mi è molto utile per evitare la singolare e molesta comunella ginecologica che affligge le povere frequentatrici loro malgrado di reparti di quel genere in qualità di pazienti; le quali vorrebbero considerarli solo dei reparti medici dove fare degli esami, e non dei luoghi d'aggregazione per il Female Power.
    Naturalmente c'è sempre qualche limitazione, e quindi non avremo le letterine rosse.
    Nonostante mi stia cercando do informare, ho comunque paura di sforare la soglia di traffico dati e consumare centomila euri di credito; e quindi se qualcuno ne sa di wap ed apn e può rassicurarmi con spiegazioni, è benvenuto.

    ¤ K alle 10:07 ¤ commenti (5) ¤ link


    Chi mi linka?




    GuardaCheTiGuardo

    Heracleum blog & web tools