Steso su un balcone guardo il porto Sembra un cuore nero e morto Che mi sputa una poesia Nella quale il giorno in cui mi lancerò E non mi prenderanno Neanche tu mi prenderai Io non tremo E' solo un pò di me che se ne va Giù nella città, dove ogni strada sa Condurre sino a te e io no Bye bye, bye bye, bye bye, bye bye Bombay Sai Mimì che la paura è una cicatrice Che sigilla anche l'anima più dura Non si può giocare con il cuore della gente Se non sei un professionista, ma ho la cura Io non tremo E' solo un pò di me che se ne va E' sporca la città, tutto cercherà Di condurre sino a te e io no Bye bye, bye bye, bye bye, bye bye Bombay



Io:
Chi sono?
Io.
E basta?
Sì.


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Parole che mi piacciono:
  • Bisogna immaginare Sisifo felice (Camus)

  • Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare (Nietzsche)

  • Chi segue gli altri non arriva mai primo. (Anonimo)

  • Ogni volta che qualcuno è d'accordo con me, provo la sensazione di avere torto (Wilde)

  • Muori e diventa (non lo so)

  • La vita è quello che succede mentre stiamo facendo altri progetti (John Lennon)

  • こなごなに砕かれた 鏡の上にも 新しい景色が 映される
    anche uno specchio spaccato in mille pezzi può riflettere uno scenario nuovo (Itsumo Nandemo - Sen to Chihiro OST)

  • Perhaps one never seems so much at one's ease as when one has to play a part. (Oscar Wilde - The Picture of Dorian Gray)

  • Chi ha subìto danni è più pericoloso di altri, perchè sa di poter sopravvivere. (Non lo so, mi pare fosse ne "Il danno".)

  • I don't suffer from insanity, I enjoy every minute of it (Non lo so)

  • The greatest thing
    you'll ever learn
    is just to love
    and be loved
    in return.(Nature Boy- Moulin Rouge)

  • Perso per perso, meglio perverso. (non lo so)

  • Prima di amare, impara a camminare sulla neve senza lasciare tracce. (Proverbio turco)
  • - Intendo dire - disse Alice - che uno non può fare a meno di crescere.
    -Uno forse non può - disse Humpty Dumpty - ma due possono. Con un aiuto adeguato, tu avresti pututo fermarti a sette anni. (Lewis Carroll)

  • Chi ha figli vive come un cane e muore come un uomo. Chi non ne ha, vive come un uomo, e muore come un cane (Proverbio ebreo)

  • Cinico (sm): individuo dotato di un difetto alla vista che gli fa vedere le cose come sono, e non come dovrebbero essere (Ambrose Bierce, Il dizionario del Diavolo)

  • Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio, o taci.(Dionigi il Vecchio)

  • Those who give up essential liberties for temporary safety deserve neither liberty nor safety. (Benjamin Franklin)

  • God's was first of all our hearts to break. (Non lo so)

  • Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos. (Pablo Neruda)

  • Fare, o non fare. Non esiste provare.(Maestro Yoda)

  • Hay que mover todo il cielo para que baile la tierra. (Canzone Popolare Argentina)

  • Moriremo crescendo. (Ruggeri - Peter Pan)

  • Any problem can be solved with dancing. (James Brown)

  • Con la pazienza e un po' di sputo l'elefante lo mise in culo alla formica. (Citato da dietrolaporta)
  • E se la storia scherzasse?. (Milan Kundera, Lo scherzo)

  • Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi. (Calvino, Il visconte dimezzato)

  • After the first glass, you see things as you wish they were. After the second, you see things as they are not. Finally, you see things as they really are, and that is the most horrible thing in the world (Oscar Wilde parlando dell'Assenzio)

  • Love is a universal migraine (Robert Grieves)

  • When the world zags, zig (Lee Clow)

  • Chi ha coraggio non ha bisogno della reputazione (Rhett Butler)

  • Lascia dormire il futuro come merita. Se lo svegli prima del tempo, avrai un presente assonnato. (Kafka)

  • Sitting for hours, as trained to do, wondering wondering who's fooling who. (Sulla parete di un locale che si chiama Taurus)







  • Piccolo Dizionario Siculo-Italiano
  • Spacchioso: figo
  • Per succo di mafia: per vendetta, per dimostrare di essere superiori
  • Mettersi l'acqua dentro e la pila fuori: mettersi volontariamente in una situazione che crea difficoltà
  • Mettersi in questo pettine di quindici: mettersi in una situazione ingarbugliata e difficile da risolvere
  • Essere sano sano: essere ingenuo, privo di malizia.
  • Come mi spera il cuore: come ho voglia, come mi va.
  • Fracco: debole, fragile, instabile.
  • Ponchio: cicciottello, grassoccio.
  • Scappottarsi:evitarsi qualcosa. Oppure anche "tornare a casa" [Es: ragazzi, ciao, io me la scappotto]
  • Cassariare: confondere, frastornare. Anche riflessivo (cassariarsi).
  • Assicutare:inseguire.
  • Corpa: legnate.
  • Lappuso: quasi del tutto intraducibile. E' un sapore appiccicoso, tipo quello dei cachi troppo acerbi, o quello delle pellicine sotto la buccia delle castagne.
  • Malatia c'ammisca: malattia contagiosa.
  • Assappanarsi: bagnarsi, inzupparsi, generalmente per la pioggia.
  • Scannaliarsi: imparare una lezione, capire qualcosa in seguito ad una esperienza non gradevole.
  • Cùlica: angolo.
  • Faccia di lanna: faccia tosta.
  • Mangiauredda: Letteralmente, "mangia budella". Dicesi di persona che si diverte a fare innervosire i malcapitati che hanno a che fare con lui/lei, per il puro gusto di farlo.
  • Ammucciare: nascondere.
  • Pirito: emissione d'aria dagli intestini; flatulenza.
  • Zito: fidanzato.
  • Ammuttari: spingere.
  • Tosto: monello.
  • Alluppiarsi: addormentarsi.
  • Ciauru: profumo.
  • Dare addenzia: badare. O anche ascoltare, stare a sentire.
  • Schigghi: grida.
  • Amminchialuto: sbalordito, a bocca aperta, come imbambolato dalla sorpresa.
  • Vavaluci: lumache.
  • Annacare: dondolare. Nella fattispecie, annacàrsela: menarsela.
  • Taddarita: Pipistrello.
  • Pititto: Voglia.
  • Comu ti spercia: Come fa a venirti in mente, come fai ad aver voglia di.
  • Signuri ni scanza: Esclamazione: dio me ne scampi.
  • Ti sei fatto liscio: Stai diventando monotono.
  • Fetu: Puzza.
  • Sumagghia: Scarpata, dirupo.
  • Inchiaccare: Prendere con un cappio.
  • Papariarsi: Lasciarsi annegare nel benessere, godersi qualcosa. Generalmente riferito a una cosa piacevole fatta da qualcun altro verso il sogg.
  • Motti subitania: lett: morte subitanea. Interiezione di dispiacere autoprodotta (es, quando si sta per cadere o si sbatte da qualche parte) o maledizione improvvisa inviata all'indirizzo di qualcuno.



  • Se preferisci..

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    La rana imperiale spiava da dietro la porta. Il pinguino, immerso nei suoi esperimenti all'interno dell'ufficio di letargia, scribacchiava fogli su fogli alla ricerca di una scrittura alternativa delle formule, che permettesse l'utilizzo delle sue scoperte. "Il pinguino è un animale intelligente!" si diceva la rana. "Scoprirò sicuramente il segreto della pulsatilla, spiandolo da questa fessura". E intanto canticchiava sottovoce "I'm gonna stay young, until i die..." Mentre, giornalisticamente attrezzata, taccuino e macchina fotografica al collo, la rana aspettava, all'imrpovviso SPAD!! Il pinguino spalancò la porta. "OGGI SUCCEDE UN GUAIO, AMICO MIO!" urlò. La sua rabbia si spandeva intorno come onde anomale, mentre lui lanciava improperi e si picchiava le pinnette sulla testa. A un certo punto, nel bel mezzo dell'esplosione di collera, si voltò e vide il ranocchio. "Ciao, Rana Imperiale. Cosa ci fai, qui?" disse, calmandosi di colpo. Lo sguardo verde del ranocchio vagava in cerca di una risposta, "No, nenti", farfugliò (gli scappavano le sue origini siciliane, quando era agitato). "Cercopiteco. Anche usato". "Ah. no, non l'ho visto" disse il pinguino. "Vuoi entrare un attimo? che cosa ti offro?" "Caffè nero in tazza grande, grazie" rispose la Rana, accomodandosi dentro lo studio. "Come mai sei così arrabbiato?" Gli chiese. "E' quel maledetto, il Giocattolaio Matto... continua a diffondere intorno quel magma di idee sballate, quei pensieri del cazzo per dieci alla meno dodici, e lei lo sta a sentire!" "Lei chi?" chiese la rana imperiale. "Come, chi! Quella ragazza straordinaria", rispose con gli occhi sognanti il pinguino. "Oh such a grace and gravity in her eyes, oh her skin so soft that you would always run with your fingers through it, like in strawberry fields, forever...Mi heart is burning fast like a cigarette burns.... "Ecco che ci risiamo", pensava la rana. "Quand'è innamorato, prima la fase dell'inglese; poi la fase dell'inglese senza senso." E infatti il pinguino cantava e ballava per la stanza: "Yet another useless blog to sing your beauty, my darling.. What mad universe it would be without you... together we will run away, and forever we will be living in villa villacolle..." La rana tamburellava le zampe per terra, impaziente, aspettando la fine della crisi poetica. Prima di cominciare a ronfare, che già si sentiva la bolla al naso, staccò una mattonella traballante dal pavimento malandato dell'ufficio, e la tirò conto la testa del pinguino, maledicendo tra sè gli effetti della Basaglia e la libera circolazione di individui simili. "Ceci n'est pas une pep!", si lamentò il pinguino. "Eh?" disse la rana. Poi, con un'espressione di terrore, ricordò: mai colpire un pinguino innamorato! "Oh no!" si diceva. "Gli ho provocato la pericolosissima confusio linguistique contusocerebrale...adesso parlerà francoise insensèe, latinus inventatus e mescolaparola, le tre terribili lingue della perdizione!!" e infatti il pinguino continuava: "Quid est hac Retrovertigo, rana imperiorum? Donnamia dolceamata pornoromantica lodeascolto non?" La rana sapeva di non avere scelta: l'unica cosa da fare in questi casi era catalizzare l'attenzione del pinguino, nuovamente - ahinoi - sull'amata. "Ma non ti erano arrivate le sue lettere da Venezia? Sono sicuro che saranno piene di interessanti cronache urbane... non vogliamo leggerle?" "Oh certo!! mon amour venezienne.. Starei ore a decantar il luccichìo dei canali riflessi nei tuoi occhi.." "Ma anche no" esclamò la rana spazientita. Occupiamoci piuttosto dei segreti della pulsatilla, no? Come se ne estrae l'elisir? L'eterna giovinezza! Branco di scenziati pelandroni, voglio l'eterna giovinezza!" "Stai calmo, cracrà! Noi qui si lavora, e quasi tutti ci provano a fare del loro meglio! Ma dovremo pur avere dei piacevoli pensieri ogni tanto, non credi? Memento gaudere semper, Ranocchio... Se voglio ti pianto qui, laboratorio e tutto, e me ne vado dal mio amore.. e le farò vedere chi ha ragione sulla pulsatilla, se io o quel Giocattolatio impostore!" "Tsk" si lamentò la rana. "Te lo dico io cosa dovresti studiare: come diventare il mio cane!" Il pinguino, irritato, si voltò di scatto e cacciò un terribile urlo. La rana impallidì fino a diventare blulù, e tirò un bestemmione da far cascare tre o quattro cerchi di cherubini. Il pinguino la guardò, sbalordito. "Ma come! Tu, così devoto e fedele!" La rana iniziava a farfugliare: "Ma sai..la paura..ho avuto un momento di.." "Eh sì" ridacchiava il pinguino. Apologie ed apostasie di un trepido".






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    domenica, 22 novembre 2009

    Vedi poi a me ste cose mi divertono.
    L'esistenza del blog è l'argomento.
    Oggi è il compleanno del blog, esattamente, senti un po': il SESTO.
    Cioè sono SEI anni che quest roba esiste.
    Eh dice ma esistere forse è una parola grossa, cos'è dopotutto, parole, pixel, niente.
    Invece, sai dov'è stata stasera zia K?
    qui
    e sai come c'è arrivata?
    nel 2006 questo spettacolo era stato fatto per strada. Angolo di città torinese, un attore e gente seduta in terra a guardarlo.
    A questo attore avevo lasciato l'indirizzo del blog.
    Passarono gli anni, e lui s'è ricordato del pezzettino di qui che gli apparteneva, e m'ha detto, lo rifaccio al chiuso, vieni?
    E a parte che una cosa così gentile certo che vai, a maggior ragione se hai un ricordo così gustoso di quella serata
    e invece non solo era piacevole come me lo ricordavo, anzi, stavolta m'è piaciuto pure di più
    (mi lusingo pensando di essermi approfondita in questi anni, perchè lui dice che il testo è identico)
    o forse è che m'aveva tanto colpita la scena, lo stare in strada, che
    o forse per capirlo dovevo risentirlo
    comunque.

    E quindi abbiamo celebrato i sei anni di esistenza sottolineando che poi quel che fa, la comunicazione, è semplicemente avvicinare le persone.
    E ringrazio per questa serata, davvero.

    ¤ K alle 23:41 ¤ commenti ¤ link

    giovedì, 19 novembre 2009

    C'è un'anonima che mi cazzìa, e questo mi strapiace
    (sisi, hai ragione, non cambierebbe niente se sapessi dei tuoi dati, il mio chiunquetusia era generico e non mirato, giuringiurello)
    se c'è una cosa che qui s'ama sentirsi dire è che si è fuori dall'ordinario, grazie agli dèi il mio narcisismo ne viene lusingato certe volte e ne siamo felici.
    hai ragione, a dire che è un punto di vista da cui ci si deve spostare, quello d'arrivo autoincatenante dell'ammmoreh che finisce sempre.
    ma vedi non è il mio.
    perchè io la cosa buona che c'ho è che non parlo se non a ragion veduta et con cognizione di causa
    e chi mi segue e legge e conosce da anni sa una cosa: che io d'ammoreh non ne so un caz.
    detto questo però osservo, e immagino che vedrò le coppie attorno a me separarsi con dolore e stridìo e siccome alcune di queste sono persone che amo, ecco me ne spiace
    per me cosa c'è in serbo (o in croato) chi lo sa, ma dopotutto quando sarà tempo e luogo si saprà
    e io aspetto.

    invece parlando delle cose che mi vivono all'attuale: dopo centinaia d'anni che ci si raccontava d'essere impulso puro incontrollato, si ottiene una discesa perpendicolare dentro di me, ed uno spostarsi fisico, camminato quasi , sulle aree della corteccia cerebrale.
    e si capisce che il problema è essenzialmente e diametralmente opposto:
    che anche tra le braccia ricurve dell'avuelito san pedro, seppure incapace di aprire gli occhi e focalizzare la pupilla, non s'è perso il controllo razionale nemmeno per un secondo uno.
    ho visto con gli occhi dell'anima le tante palline colorate che compongono me, e ne ho toccate di ancestrali, provando (ed è stato incredibile) emozioni
    ho capito che l'ultima volta che questo era successo (non la pianta di potere, eh, solo il provare un'emozione)
    io ero bambina
    ho alzato gli occhi al guscio e ho visto che è foderato di parole, che c'è una scimmia appollaiata sulla torre che mi racconta la vita, a me prigioniera nel guscio, e io m'immagino di viverla, soltanto
    ho ripetuto devilasciartiandaredevilasciartiandredevilasciartiandare
    invece di lasciarmii andare e basta
    sono stata come ormai m'è frequente sacerdotessa del Fato, eppure poi sono scivolata in una competizione insulsa e incomprensibile

    ho avuto paura

    ho capito che la mia acqua debole non nutre il legno e mi fa scappare il fuoco e lo yang
    e ho capito di aver sempre avuto paura

    ho assaporato il narcisismo come ultima difesa prima del baratro psicotico
    ho sentito l'aria sussurrare, e le mie mani cambiare forma ed età
    mi sono accovacciata sull'erba respirando attraverso gli occhi

    ho avuto diagnosi e definizioni che da settimane mi aprono gli occhi su di me
    e dentro di me ci sprofondo
    assorbo la corazza sopra la spalla destra e per la prima volta sento di poter ruotare il collo

    e mi muovo.

    ¤ K alle 17:17 ¤ commenti (2) ¤ link

    martedì, 27 ottobre 2009

    Eppure forse ho capito la misteriosa radice del male.
    Ci si è, ci hanno convinti che la famiglia sia l'unica alternativa alla solitudine.
    Il conosrzio umano ha perduto definitivamente la capacità di condividere la compagni all'infuori di questa istituzione formale e, diciamolo, forse parecchio patogenetica.
    E quindi siccome l'alternativa è stare soli per sempre, giustamente, dice.
    Però, dopotutto, dov'è che sta scritto che sia così.
    Che non ci sia un modo per vivere insieme anche senza.

    ¤ K alle 23:03 ¤ commenti (2) ¤ link

    mercoledì, 14 ottobre 2009

    E' una questione sottile, eh, sottile, orwellianamente bipensierica (o bipensierosa?)

    La domanda è: com'è che ci crediamo ancora?
    Perchè questo, bisogna ammetterlo, lo facciamo. Crederci.
    CI si sta a correre dietro  con le braccia protese in avanti nell'atto di afferrare, cercando disperati di raggiungerlo. E, raggiunto, si cerca sempre di potersi prospettare un Futuro. E basta guardarsi intorno, coppie che fioriscono e consolidano, figliano e convolano come se piovesse.
    Però intanto sembra che dopo al massimo dieci, dodici, quindici anni, tutto inevitabilmente e inderogabilmente esploda
    (bum)
    senza possibilità di requie e tregua, e lasciando sempre che uno sia più ferito e inerme e sparuto di fronte ad una vita svuotata, dell'altro.
    E davvero succede a tutti, tutti, tutti, tutti.

    E allora, com'è che ci crediamo ancora? Che a noi non succederà, e che il nostro sarà per sempre a dispetto dello scorrere del tempo e dello spazio, sia che ce l'abbiamo già, l'altro mezzo, sia che non

    e se sì, ce l'abbiamo, ed è appena iniziata ci si fantastica dietro, chissà se è Lui, se è Lei, chissà  che forma e stile avrà il mio GiornoPiùBello, chissà come saremmo se diventassimo vecchi insieme
    e se sì ed è iniziata da un po' si desidera che succeda, essere sposati, avere figli, fare una famiglia, oh che svolazzanti cuori, oh che radiose risa, sognamo, chissà come saremo quando saremo vecchi, e poi insieme, vecchi, non ci si diventa mai, e se ci si diventa, ci si sta a chiedere, sì, ma, dopotutto, perchè?
    e se uno dei due -lui, generalmente, forse è una specie di primitivo istinto di sopravvivenza, chi lo sa - se uno dei due nicchia,  evita, svicola, sguscia, allora che scenda la tmpesta, arrovelliamoci negli ultimatum, mettiamoci e mettiamo alle corde, dubitiamo che un amore, che non accetta la mannaia del riconoscimento universale ed il battesimo dell'eternità prospetta, possa mai essere autentico, perchè è di questo, no, che si deve (deve) nutrire, l'amore: d'eternità

    e se non hai ancora un Candidato si scansiona l'intera popolazione circostante, e ad ogni possibilità di nuove conoscenze il cuoricino palpita sperando, e sorridiamo a sconosciuti che, nell'intimo  e nel segreto del desiderio inconfessabile persino a noi stessi, accarezziamo già mentre gli diciamo guardandoli negli occhi: aspetto tuo figlio

    Com'è possibile fidarsi della rete, fidarsi dell'assenza assoluta di una rete, quando è così certosinamente preciso e sicuro il fallimento, guardiamoci intorno, sembra che sia innata e consustanziale nella promessa dell'eternità, nel voto pronunZiato di fronte a dio e all'uomo, la risata di scherno di qualcosa che ha la scadenza nè più nè meno dello yogurt, e le mannaie divorziali e separatiste falcidiano generazioni intere senza requie e pietà

    o, meglio, com'è possibile che ancora consideriamo il consolidamento uffical-social-civile come la sola garanzia di immortalità di un sentire che invece si dimostra così coscenziosamente e costantemente incostante volubile e, diciamolo, tutto, tutto, meno che eterno.

    E' davvero eterno, l'Amore? Quello di cui sto parlando, è l'Amore? E' la forma vera dell'Amore? Ne è l'unica forma possibile, cioè che trova possibilità di esistere nel nostro attuale mondo?

    E se lo è, se è eterno: è davvero possibile credere che il suo essere eterno implichi necessariamente che vada vissuto così, con un anello al dito e un letto grande, finchè morte non ci separi
    O anche senza anelli e carte scritte, è possibile pensare di vivere una dimensione d'eternità reale, e che una vita intera non si dimostri troppo lunga, e troppo terrestre, e troppo umana, per l'Amore

    Perchè se ciò ch'è Amore è Eterno, e deve esserlo necessariamente per assurgere a dignità e definizione d'Amore, ed è fatto per essere vissuto per sempre come comunione di tempo quotidiano
    allora temo che non ci sia, nel mondo, niente di simile all'Amore.

    ¤ K alle 23:48 ¤ commenti (7) ¤ link

    domenica, 11 ottobre 2009

    Sai che cosa?
    So nove anni che ti sto ad osservare, e so perfino come ti sono cambiate le sopracciglia e le pieghe intorno agli occhi, la percezione delle tue spalle e la tua voce e la forma di come ridi

    però,  sai, che cosa?



    che adesso mi giro dall'altra parte.

    ¤ K alle 23:54 ¤ commenti (1) ¤ link

    venerdì, 09 ottobre 2009

    Ma si, petizioniamo tutti belli uniformi e compatti sulla cazzata che Silvio s'è permesso di dire i n diretta TV alla Bindi, suoniamo le fanfare dell'indignazione
    ma poi sono sicura che molti ne hanno riso, di quella cattiveria infilata lì dove poteva far danno, e molti saranno anche donne
    Che se dobbiamo prenderci per il culo va bene, ma è un dato di fatto che una donna anche se fa qualcosa che non presuppone nemmeno di striscio la figheria, se non è figa prima o poi glielo si fa pesare
    e a farglielo pesare è spesso e volentieri un cesso a pedali come il nostro beneamato Presidente, che dice che non ha mai dovuto pagare una donna per andare con lui, come se ci fosse mai stato bisogno di pagarle, le donne, per farle scopare con uomini di potere
    ma si sa, per un uomo essere cesso non è mai stato un ostacolo
    quindi continuiamo a sbandierare la ferita nell'orgoglio, mica dico che non è giusto, eh
    ma poi sarebbe anche un poco il caso di darci un'occhiata nella quotidianità e vedere se dopotutto s'è tanto meglio.

    ¤ K alle 17:48 ¤ commenti (3) ¤ link

    mercoledì, 07 ottobre 2009

    perchè poi i momenti cosiddetti: epocali, qualcuno li deve pur vivere, no?
    e quando succedono sono giorni apparentementecome gli altri, eppure quel giorno cambia un pezzo di storia
    e ve l'immaginate, che ne so, Silvio processato
    Silvio (oh dio) condannato?
    Prima o dopo dai coglioni ce lo dovremo togliere, non è mica Dio (per quanto questa affermazione possa sembrare come dire incongrua)
    e se fosse finalmente giunto, quel giorno?
    i giorni non li distingui se non a posteriori
    e magari stavolta i posteriori sono salvi i nostri, e si sfracella il Suo.

    ¤ K alle 19:31 ¤ commenti (1) ¤ link

    domenica, 04 ottobre 2009

    E ci si allena il cuore al distacco e l'abbandono, intesi come il volare e come l'essere soffiati, via
    Dice che per i bambini è un'attività così importante, giocare, perché imparano la relazione con l'oggetto transizionale
    E non solo i bambini
    Misurare la propria resistenza con qualcosa di piccolo, e non è una diminuzione di valore, sono solo un tempo ed un'ampiezza più ridotti, ecco

    Andarsene è un atto irrimediabile, che lascia intatti e definitivi tutti gli errori: inevitabilmente ti si sbatte in faccia tutto quello che avrebbe dovuto essere altrimenti e non lo è stato
    Non che avresti comunque potuto farci niente, ma andandotene diventa un passato ancora più inaccessibile

    Osservando come al solito il lungomare, l'ultimo giorno, noto che non c'è un modo non romantico di definire il momento in cui cala il sole, crepuscolo, tramonto, imbrunire

    Ci si allena il cuore agli strappi per chiedergli di resistere, che s'ha voglia di cambiare ancora, e ancora.

    ¤ K alle 16:49 ¤ commenti (2) ¤ link

    venerdì, 02 ottobre 2009

    E' esattamente da quando ho cliccato sull'ok per l'addebito in carta di credito che mi chiedo, sì vabbè la casa, si vabbè il mare, ma dopotutto, in fondo e in verità, io per quale motivo mi so scesa a catania questi 4 giorni?
    che nulla contro la vacanza, sarò mai io a dirne male, ma come dire non è che c'entrasse proprio, non è che avesse esattamente un senso
    la spinta dichiarata sembra perdere forza all'impatto, come un'onda che vista da lontano chissà cosa sembrava dovesse travolgere e invece arriva a riva facendo null'altro che un timido splùff.
    Sarà perchè viene contestualmente dichiarata esplicitamente la non intenzione di realizzare il tuo sogno, non che venisse chiesta, ecco, quello no, ma si sarebbe potuto sperare nell'assenza di una sottolineatura tanto netta
    ma comunque
    (se il mio giovane amante sta leggendo, non è lui quello di cui si parla, eh, a scanso d'equivoci)

    Potrebbe esserci la carne, è vero, e quella c'è senza dubbio
    (ecco, ora sì)
    ma come dire è contornale, non è che da sola riesce a giustificare quella specie di senso di necessità, il dovere che sembrava spingerti a farla, questa discesa extra-temporale a Casa, diciamo che ha dato quella spintarella definitiva
    nondimeno la carne sia profondamente apprezzata, si trovasse un modo di scolarsela più semplicemente sarebbe anche meglio, ma poi zia K è sempre zia K, la parola semplice le è purtroppo difficile da masticare

    e infatti una mattina che il giovane amante "non può muoversi di casa per tutta la mattina" (cit.) decidiamo di seguire un altro istinto irrevocabile che ti schianta sul sellino della bici, nonostante i nuvoloni e la pioggia a tratti, e a spregio del pericolo (che diciamocelo catania è probabilmente la meno ciclabile delle città della galassia) e ti fa arrivare, ma per davvero come se dovessi, ad Acicastello, e specificamente nella piazza, e specificamente su per il castello
    Cercando le scale per il piano più in alto(che avevi poi davanti agli occhi) chiedi al Custode, agli occhioni azzurri enormi del custode di mezz'età, e capisci una volta di più che ormai il tuo cammino sarà costellato di gente peculiare che ti parla della magia, sembra sacrosanto diritto adesso credere che la magia ce l'hai spalmata sulla faccia e sulla pelle, cheddiamine
    ti racconta sulle parole, e sui gomiti che guardano raramente il cielo
    (i miei gomiti di tricotillomane, pensi con insulsa fierezza, lo guardano spesso, il cielo, hàh)
    ti dice che le scale stanno là e che poi c'è solo bisogno di vedere, e ti confida d'andare a depositare un desiderio in fondo ad uno dei due pozzi, e poi ti racconta dell'arciere che va a tirare frecce, e se le frecce non colpiscono il bersaglio, lui va là con la vernice e ci disegna un bersaglio intorno, di cui la freccia è giunta al centro
    perchè se la freccia è andata là, replica zia K, ci sarà bene un motivo

    E quindi la piccola zia K, che si gode una fine di pioggia in cui aveva creduto con fede, ha coraggio di esprimere un desiderio rischiando che si avveri per davvero
    come il sole all'improvviso che intanto s'è fatto strada  tra le strisce d'azzurro denso e pesante, e le riempie gli occhi di bellezza.

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    sabato, 26 settembre 2009

    De la dipintura
    e dice che dopo anni di psico e anni di psich, dovresti pure saperlo, che l'Inconscio poi ti gira e rigira come gli sembra e pare, eppure hai sempre un moto di sorpresa quando te lo sgami d'in tra l'azione, e mai come quella artistico-creativa
    (meno male che ogni tanto c'è un congresso, niente mi scatena la produzione astratta d'inchiostro su carta bianca quanto l'ascoltare qualcuno che parla)
    noti come l'Inconscio s'è inevitabilmente modificato, poi

    E la produzione artistica stavolta si manifesta anche in qualcosa di più grande, dimensionalmente proprio. Avendo constatato che una casa grande come questa a un prezzo come questo non la si trova,e che quindi ci si rimarrà per un po', smettendo di contarsela che ci se ne va, s'è deciso vivaddìio di personalizzarla  e vivificarla un poco, che lo stile sansalvariese anni passati farà francese ma un poco triste su, lo è.
    Siccome m'annoiava solo l'idea di pensare di mettermi davanti il compito di dipingere le pareti, io sperta mi son detta, facciamo le porte colorate
    a parte avere scelto tutti e quattro i colori primari (e oh, per me è difficile pensare a colore e non a rosso, verde, giallo, blu)
    cosa che ha fatto giustamente denominare casa mia "la tana del bianconiglio" (e ancora manco l'ha vista, e quando - se - la vede)
    mi ricostruisco poi i meccanismi, e m'accorgo che in fondo sono io, quei quattro colori
    per dire, il giallo è stato un po' troppo
    e insanguinarsi la porta della stanza da letto, chissà
    e se serve per marchiare la mia porta col sacrificio dell'agnello, e proteggermi dalla maledizione dell'angelodiddio
    e stendere il blu, picciotti miei, chi l'avrebbe detto che gli occhi avrebbero sospirato così tanto

    comunque l'opera è quasi completata, incredbilmente, mi fa scimunire data l'invincibile maldestria, passo e ripasso e ripasso sui pezzi di smalto che mi porto via togliendo lo scotch di protezione
    ma vabeh sono sempre io, cosa si pretende

    intanto incredibile ma è arrivato il tempo che quasi si torna a casa dei giorni, dovessi spiegarne il perchè

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    giovedì, 17 settembre 2009

    una bici e la musica, e
    (non saprei spiegarlo meglio di così)
    mi rendo conto all'improvviso di vivere a Torino
    e che Torino è una Grande Città.

    (minghia, la piattaforma nuova di splinder)

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    domenica, 13 settembre 2009

    Dopo un'estate immersiva ed analcolica ed un ritorno al lavoro d'amici partiti e poco sbevazzo, il festival delle sagre di Asti può rivelarsi un evento rischioso, specie se ti siedi in terra e ti dimentichi di mangiare ma bevi come tutti gli altri anni quando scofanavi vieppiù.
    Il festival delle sagre di asti, per inciso, è l'evento piemontese che principalmente trovo d'incontro al gusto personale, che stare in una piazza gremita di gente brilla e cose buone da mangiare è davvero una cosa bella.

    La cosa che mi diverte dell'alcolizzazione è quella incongruenza del reale, e la sensazione che non stia effettivamente succedendo niente, che ne so io fossi nel mio divano e/o letto e sognassi o immaginassi che quel che sta succedendo succeda.
    E di questo chiedo conferma ai malcapitati che mi accompagnano, dicendo loro se tutto ciò che accade è reale. Le loro rassicurazioni mi rassicurano solo un po', però.
    Datosi che il livello alcolemico ieri sera era massivo, inoltre, ho potuto sperimentare la soglia della sbronza quella che ti devasta proprio, che non ce la fai a muoverti e devi farti trascinare dagli amici et cetera.
    Sperimentare solo la soglia e volontariamente non attraversarla.
    E in questi casi mi chiedo sempre: è il livello alcolico che non è sufficiente per forzarmi a passare la soglia? Il controllo a un certo punto si perde per davvero ed irreversibilmente?
    Perchè a me sembra sempre che ci sia in ogni sbronza quell'istante di possibilità di scelta in cui tu puoi dire adesso mollo e mi lascio andare al devasto, oppure continuo a reggere questo fioco barlume di controllo che mi resta e mi reggo in piedi, pur barcollando dicendo cose stupide parlando in brasiliano e ridendo e abbracciando tutti.
    Dice, all'anima del controllo.
    Però non è sboccare per strada, ecco.

    Va poi segnalato che finalmente, dopo anni ed anni desiderandolo, ho realizzato uno dei grandi sogni della mia vita.
    Ho comprato un palloncino di winnie the pooh (ladrocinata di ben CINQUE euri) e
    l'ho respirato.
    A parte la singola scena di me che spompinavo winnie the pooh (e non è colpa mia se il cazzillo per gonfiare il palloncino era una specie di minchietta che gli pendeva d'in tra le gambe)
    (a dirla tutta era solo un orsetto giallo con sciarpa rossa, una bieca copia di winnie the pooh, dice se mi devo spompinare un orsetto famoso almeno che sia quello vero, si sa mai mi fa sfondare nel mondo dello show-biz, checcaz)
    (ma vabè)
    a parte la scena di per sè, dicevo, ho finalmente potuto assaporare il divertentissimo effetto di paralisi delle corde vocali e parlare como una specie di chipmunk robotico
    (sì, succede davvero, se ne respiri abbastanza e a pieno polmon)
    e la gente intorno a me rideva naturalmente fino alle lacrime, e anch'io
    ed è stato davvero un momento di profonda gioia e realizzazione, e ve lo consiglio, dal cuore.

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    sabato, 05 settembre 2009

    Come sta diventando consuetudine, s'inizia il post con uno scorcio di benessere paesaggistico/bucolico per poi ginugere al consueto grottesco ispiratore.
    Lavorare in un posto che ha intorno tutto il parco e la collinetta, gli alberi tendenti al sarbaggio, gli scoiattoli che ti accettano, raggomitolata a leggere il librone dei disturbi della personalità sulla panchina, ti accettano come integrata nel paesaggio, e ondeggiano le code lungo i rami
    lavorare in mezzo a questo verde autentico e vecchio, da palazzina di casa nobiliare del passato, è una specie di vantaggio selettivo.

    Detto questo è interessante su quali binari scivola l'autopunizione
    (d'altronde, tu stessa, come speravi di essere perdonata)
    le modalità essendo principalmente due, e colpendo negli affetti più indifesi e con minore possibilità di supporto.
    Uno è la tricotillomanìa ad attacchi compulsivi ed incoercibili, violenza pura scatenata contro quel povero cuoio capelluto, e le doppie punte, povere, che t'hanno fatto di così male le doppie punte, e conseguentemente com'è ovvio la già disperata chioma lacrima ulteriore disappunto.

    Il secondo è i danni diffusi e reiterati che comportano perdite più o meno ingenti di denaro
    dagli occhiali rotti in aeroporto al vetro del balcone frantumato ieri sera per indòmito vento sbattente le porte
    (e l'avevo guardato, un secondo prima, dicendo tra me: sbatterà. Però è sbattuto tante volte e non s'è rotto)
    (finito giusto il pensiero, CRASH)
    e oggi, che subito dopo aver visto quanto costa la scuola di psicoterapia che forse sarebbe la cosa più concreta e sensata da fare adesso; subito dopo averlo visto mi ingegno sulle riduzioni dei consumi e cerco su gùgol come ridurre il dispendio di energia elettrica, e intanto che mi arrabattavo a racimolare informazione, ignara,
    a casa avevo dimenticato il fornello elettrico acceso
    su posizione 6
    per l'interezza delle dodici ore di guardia
    le DODICI ORE di guardia

    La consolazione è che c'è gente, molto più determinata, che per punirsi si fa venire i tumori
    ecco, magari quello ce lo stiamo risparmiando
    pe

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    giovedì, 03 settembre 2009

    eh poi dicono i blog e feisbùc
    però non è nemmeno tutta colpa nostra
    io ce l'avrei anche fatto, tempo fa, un post su un giorno come oggi
    che se hai uno screzio ipomaniacale e un periodo che proprio non riesci a tenere il portafoglio chiuso l'ultimo posto dove devi andare è l'Ikea
    e poi l'Ikea di collegno fa proprio paura, gigantica com'è e con le casse automatiche self servis
    però è che mi son detta, cambiare casa non per forza significa modificare il domicilio, puoi anche cambiare la casa dove stai
    considerato soprattutto che data l'incostanza sempiterna e l'incoercibile bisogno di stare sempre con un piede dentro e un piede fuori da qualsiasi cosa, la precarietà che mi è necessaria per sopravvivere ha fatto in modo che io, pur vivendo questa casa da 2 anni, ancora non me la sia fatta somigliare nemmeno un po', che sono sempre lì a dire che tanto me ne vado e me ne voglio andare
    non si sa se dalla casa, dalla città, dalla nazione o che
    per me andrebbero anche bene tutti, ma sembra che ci siano destini d'altra guisa

    ecco alla fine il post ce l'ho fatto
    ma quando sono arrivata qui prima d'iniziare mi son detta, mah sta roba è abbastanza evrideilaif, a chi gli frega, è più roba da feisbuc, e i blog non li caga più nessuno

    però forse sono io che non ci riesco

    tengo duro e non chiudo, siamo alle soglie del sesto anno di vita e non l'ho MAI chiuso
    però come dire mi sperdo frequente
    e mi spiace un po'.

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    domenica, 30 agosto 2009

    E sembra che certe volte venga fuori quello che sei per davvero, scampando ai controlli incrociati, quasi aeroportuali, che inframmezzi tra gli strati di coscienza e d'incoscienza
    e fai questo poi, ti comporti come un'incosciente, femmina ed apostrofata, un'incosciente proprio
    per poi pentirti o tirarti indietro?
    è che non ci si crede mai

    se è vero che da ogni possibilità sgorgano universi paralleli che esistono contemporaneamente, c'è da qualche parte una me stessa che riesce a lasciarsi volere, valere, volare
    davvero?

    Forse la focalizzazione del desiderio, l'abbandono di miopia, potrebbe miracolare
    Che ci deve pur essere anche un modo piacevole di diventar Donna, no

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    sabato, 29 agosto 2009

    L'inesorabilità lineare del tempo certe volte è qualcosa di confortante
    e si assapora la condizione di pietra sotto la corrente, lasciandosi modificare da quello che succede, e divertendosi a scoprirsi Nuovi
    divertendosi a sperimentare le braccia e le gambe nuove, la pelle nuova, la pancia
    e l'assenza definitiva - sembra - di un vecchissimo bisogno.
    Increduli di fronte al fatto che, dopotutto, quello che facciamo ha delle conseguenze reali.

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    venerdì, 21 agosto 2009

    Il neon è, quasi inconfutabilmente, una delle cose più tristi del mondo.
    Poi il neon intermittente raggiunge vette di tristezza che neanche.
    Non parliamo di un neon, intermittente, in una stazione ferroviaria, di notte, vuota.
    Da straziare.

    Fortunatamente l'immagine arriva, è vero nel bel mezzo del congelamento dei mignoli (datosi che l'aria condizionata del treno sembra dover sottostare a regole climatiche oscure ai più)
    ma al termine di una giornata dove gli occhi hanno straripato bellezza

    S'è scovato infatti un angoluccio ripiegato di Liguria, scosceso al fondo di un ingresso di paesino, dove la gente non c'ha voglia di andare, specie quelli coi bambini (ed è gaudio) perchè non ci sono vicino bar (suprema gioia) nè strutture vacanziere d'alcun tipo (indescrivibile godimento di selvaggitudine).
    Questo angolino quindi ha popolazione selezionata e poco numerosa.
    Ma, soprattutto, ha il Mare.
    Dice bella forza, checcivuole, tutta la liguria ce l'ha.
    Nossignori, la brodaglia mista di zuppa d'umano e medusa non è il Mare.
    Lì c'è quella suprema perfetta manifestazione di forza e di vita, che è il mare quello vero.

    E poi certe volte siccome si è fortunati ci si è portati dietro la maschera:
    e quello che si assapora è un fondo
    (e non il fondo del mare, ma il fondale del tuo sguardo, quando guardi parallelo al fondo del mare verso qualcosa che è infinitamente lontano)
    un fondo completamente ed uniformemente blu, che sfuma in basso diventando FondoDelMare per davvero.
    E a parte le costellazioni di pesci a migliaia a riempire lo spazio di sincronie.
    Si ha il sole alle spalle, che prende d'infilata la superficie marina ferendola e infilzandola ripetutamente di stalattiti di luce affilata.
    E guardando dritto nell'occhio il Blu, la raggiera di raggi sembra circondarti (che tu fai ombra) e danzarti una danza circolare intorno, una danza che sembra cominciare dal fondo imperscrutabile ed indiscernibile del Mare, seducente ed incomprensibile
    e sembra avere un suono, e sembra attirati che non puoi fare a meno di cercare di arrivarci in mezzo, maledicendo la respirazione polmonare che ti frustra, ma riprovandoci, e riprovandoci.

    (E quindi possiamo dire senza tema d'essere smentiti che Zia K ha visto una Sirena.)

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    domenica, 09 agosto 2009

    E va bene, ce ne siamo andate.
    Abbiamo preso un lungo respiro e abbiamo corso, e corso sin qui
    Non che non ci sia piaciuto, certo
    Ma adesso è tempo di fermarsi e chiedersi qualcosa.
    Qualcosa che sta seppellito molto in fondo, eppure deforma la superficie e non puoi proprio far finta che non ci sia e non ci sia mai stato
    Non è che non sia niente, una città
    Una città è sfondo dell’opera che metti in scena tutti i giorni
    È la luce sul palco
    È la musica, che diamine, la musica soprattutto
    (Mi risuona di sottofondo la punizione
    L’autoinflizione di punizione)

    E stavolta s’è rimpianto di più, peraltro
    pelle calda da bruciarti e sorridersi e assaggiarsi e non piantarla, non piantarla, a costo di qualsiasi costo, un tempo reale, concreto, che ha spessore e dimensione e forma e gusto, e non lo puoi e non lo vuoi interrompere
    S’è ascoltata respirare un’emozione dolcissima e malinconica sotto la pelle, malinconica da tagliartela via, la pelle
    S’è sperimentato una sestessa differente e se ne è presa la misura, incredula

    E adesso si vola via verso un posto che non ha nessuna voglia di diventarmi casa
    Si vola via consapevole della possibilità di muoverti davvero, e di volere con una gioia che si sprigiona e grida, soltanto immaginandolo
    Di volere tornare a vivere in un posto che confina con il mare.
    Ma c’è una differenza, adesso:
    adesso che un desiderio è un atto di volere, non un sospiro che si svapora nell’aria
    chiedendo al Cielo se vuole accompagnarmi, e sapendo che il cielo non può che volerti accompagnare sempre
    che il Cielo è generalmente di molto, ma di molto
    più grande di te.

    (ha gli occhi verdi con intorno qualche cosa di nero a fargli ombra, e sorride come uno che sa di saper sorridere)
    (ha le mani grandi e non sa bene quanto stringere, con quelle mani giganti da uomo, come se avesse paura di far male, se le usa)
    (di far male a te o a se stesso?)
    (sorride furbo e ti guarda di sbieco, e poi all’improvviso ti dice che ti morderà, e tu davvero non pensavi che lo stesse pensando)
    (e non ha tempo e ti bacia subito, e anzi ti dice dove sei stata, che ti voleva baciare prima)
    (ha il petto dell’Ariete, quella larghezza e quella solidità che non sai se è un appoggio o una muraglia, però intanto ti ci appoggi, che è bellissimo appoggiarcisi)
    (ti racconta delle grotte che ha esplorato ad otto anni, e ti dice che guardando una strada quel che gli viene in mente è: andare)
    (ti saluta e lo saluti e ti risaluta e lo risaluti e)

    E intanto voli via sul mare.

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    venerdì, 26 giugno 2009

    Se indulgi nel nistagmo avrai il dono di percepire la sfericità delle gocce di pioggia.
    Poi magari non te ne fai niente di questo dono, però chissà. Ci sono tante di quelle cose che accumuli incongruamente e poi un giorno ti tornano utili.
    (Temo d'avere identificato questa pagina con un singolo paio d'occhi, ora che ci rifletto bene. Ed è una di quelle cose che finisco per fare e disprezzandomi per questo.)
    Dicevo che uno dei miei caos è confondere l'invidia con la gelosia. Quindi: invece di desiderare di essere quello che sei, desidero averti, chissà che non possa diventarti osmoticamente.
    Ma forse sono solo scuse.
    Intanto che io corro, intanto la vita altrui si srotola e gira, e ne sono felice per loro.
    Io per me ho quell'attimo di perplessità, chiedendomi io intanto dov'ero
    chiedendomi sempre la stessa cosa, dov'è che sono io intanto che tutto succede.

    Ci sono scene che vivo e che so che poi ricorderò
    le gocce rotonde di pioggia in piazza sancarlo, per esempio, e la farfalla mescalinica a schivarle come colonne che cascano veloci
    (a pensarci non dev'essere una bella vita facile)
    Forse perchè sono quei lampi di sospensione in corsa, come quelli che ti sorprendono nel bel mezzo di una pagina di libro, come fotografie immobili in bolla nello sfrecciare del tempo lineare, arrotolate

    Poi adesso torno a correre, e magari prima o poi, anch'io

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    lunedì, 22 giugno 2009

    Era una notte che ero al mare, e naturalmente io, essere al mare
    Ero al mare che c'era un matrimonio
    (un anello per ghermirli e nel buio incatenarli, come ho genialmente letto da qualcuno su feisbùc)
    un matrimonio che doveva essere (avrebbe dovuto essere) di un'amica, e invece certe volte si perdono per strada e non arrivano fin laggiù, fino al matrimonio, le amiche
    ( io )

    E ha fatto bufera il pomeriggio e la notte della festa, e mentre alla fine della festa, che insomma un matrimonio è, che vuoi aspettarti, però ci doveva essere la parte divertente, il bagno di notte a mare e la serata densing, e nvece alla fine sembra che Imene Imeneo s'offende se ti vuoi divertire troppo

    Quindi alla fine, nemmeno tanto alcolemica quanto avrei sperato, e naturalmente senza occhi azzurri al buio, mi godevo l'acquisizione intonsa del letto solinga e senza condivisori, che ricchezza, avendo guadagnato una stanza in più
    Però non riuscivo a dormire perchè m'ero bevuta un tè caldo al rhum (roba da milanesi, roba fiGa)

    E mentre stavo lì ad ascoltare la tempesta marittima ricordandomi i fulmini a scarnificare l'orizzonte di viola, m'è venuta in mente una frase e, attaccata, l'idea che ci ho ancora da qualche parte un blòg

    "il vento scrosta il silenzio dai muri"

    Poil'indomani acqua verde e blu, e trasparente e gelida da non potersene andare via, e li guardavo dall'acqua, loro, a riva.
    E non li potevo capire.

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