Verde e marrone dentro la mia città metto su il vibro leggo un bel libro cerco un po’ di relax all’improvviso senza preavviso si sente un pim pam pum un fricchettone forse drogato suona e non smette più (bonghi) questo fatto mi turba perchè suona di merda non ha il senso del ritmo e non leggo più il libro quasi quasi mi alzo vado a chiedergli perchè ha deciso che, cazzo, proprio oggi niente lo fermerà. Piantala con sti bonghi non siamo mica in Africa porti i capelli lunghi ma devi fare pratica sei sempre fuori tempo così mi uccidi l’Africa che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello del ritmo “Dai barbon, cerca de sona mej, che son dree a fà balla i pe! Anca se gh’hoo vottant’ann, voo giò in ballera con la mia miee. Ohè, che dò ball, te me s’ceppet l’oreggia, ti, i to sciavatt e i bònghi!” Caro signore sa che le dico questa è la libertà sono drogato suono sbagliato anche se a lei non va non vado a tempo lo so da tempo non è una novità io me ne fotto cucco di brutto grazie al mio pim pum pam (bonghi) Questa cosa mi turba e mi sento di merda quasi quasi mi siedo ed ascolto un po’ meglio forse forse mi sbaglio forse ho preso un abbaglio forse forse un bel cazzo fai cagare questa è la verità Ora ti sfondo i bonghi per vendicare l’Africa quella che cucinava l’esploratore in pentola ti vesti come un rasta, ma questo no, non basta sarai pure senza problemi ma di sicuro c’hai quello del ritmo “Oè! Te tiri ona pesciada in del cuu! Va a ciappà i ratt’! Te pòdet vend dòma el tò ciccolatt!” Ecco spiegato cosa succede in tutte le città Io suono i bonghi tu me li sfondi di questo passo dove si finirà? Ecco perchè qualcuno pensa che sia più pratico radere al suolo un bosco considerato inutlie roba di questo tipo non si è mai vista in Africa che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa sotto la quercia nana in zona Porta Genova sedicimila firme niente cibo per Rocco Tanica ma quel bosco l’hanno rasato mentre la gente era via per il ponte Se ne sono sbattuti il cazzo ora tirano su un palazzo han distrutto il bosco di Gioia QUESTI GRANDISSIMI FIGLI DI TROIA!



Io:
Chi sono?
Io.
E basta?
Sì.


Zero:
è il nome di questo blog.
Mi serviva un titolo che sapesse di vuoto.
E poi si legge "Rei".



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Parole che mi piacciono:
  • Bisogna immaginare Sisifo felice (Camus)
  • Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare (Nietzsche)
  • Chi segue gli altri non arriva mai primo. (Anonimo)
  • Ogni volta che qualcuno è d'accordo con me provo la sensazione di avere torto (Wilde)
  • Muori e diventa (non lo so)
  • La vita è quello che succede mentre stiamo facendo altri progetti (John Lennon)
  • こなごなに砕かれた 鏡の上にも 新しい景色が 映される
    anche uno specchio spaccato in mille pezzi può riflettere uno scenario nuovo (Itsumo Nandemo - Sen to Chihiro OST)
  • Perhaps one never seems so much at one's ease as when one has to play a part. (Oscar Wilde - The Picture of Dorian Gray)
  • Chi ha subìto danni è più pericoloso di altri, perchè sa di poter sopravvivere. (Non lo so, mi pare fosse ne "Il danno".)
  • I don't suffer from insanity, I enjoy every minute of it (Non lo so)
  • The greatest thing
    you'll ever learn
    is just to love
    and be loved
    in return.(Nature Boy- Moulin Rouge
    ).
  • Perso per perso, meglio perverso. (non lo so)
  • Prima di amare, impara a camminare sulla neve senza lasciare tracce. (Proverbio turco)
  • Non amo le abitudini. Quelle poche che ho, sono cattive. (Daisyboo)
  • L'amore è la forma più raffinata di egoismo. (Toniquiora)
  • - Intendo dire - disse Alice - che uno non può fare a meno di crescere.
    -Uno forse non può - disse Humpty Dumpty - ma due possono. Con un aiuto adeguato, tu avresti pututo fermarti a sette anni. (Lewis Carroll)
  • Chi ha figli vive come un cane e muore come un uomo. Chi non ne ha, vive come un uomo, e muore come un cane (Proverbio ebreo)
  • Cinico (sm): individuo dotato di un difetto alla vista che gli fa vedere le cose come sono, e non come dovrebbero essere (Ambrose Bierce, Il dizionario del Diavolo)
  • Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio, o taci.(Dionigi il Vecchio)
  • Those who give up essential liberties for temporary safety deserve neither liberty nor safety. (Benjamin Franklin)
  • God's was first of all our hearts to break. (Non lo so)
  • Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos. (Pablo Neruda)
  • Fare, o non fare. Non esiste provare.(Maestro Yoda)
  • Hay que mover todo il cielo para que baile la tierra. (Canzone Popolare Argentina)
  • Moriremo crescendo. (Ruggeri - Peter Pan)
  • Any problem can be solved with dancing. (James Brown)
  • Con la pazienza e un po' di sputo l'elefante lo mise in culo alla formica. (Citato da dietrolaporta)
  • I geni, inventano. gli altri almeno non devono sbagliae. (Babatikidido)
  • E se la storia scherzasse?. (Milan Kundera, Lo scherzo)
  • Amore è: il contrario di noia. (Charm)
  • Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi. (Calvino, Il visconte dimezzato)
  • After the first glass, you see things as you wish they were. After the second, you see things as they are not. Finally, you see things as they really are, and that is the most horrible thing in the world (Oscar Wilde parlando dell'Assenzio)
  • Love is a universal migraine (Robert Grieves)
  • When the world zags, zig (Lee Clow)
  • Chi ha coraggio non ha bisogno della reputazione (Rhett Butler)
  • Lascia dormire il futuro come merita. Se lo svegli prima del tempo, avrai un presente assonnato. (Kafka)
  • Sitting for hours, as trained to do, wondering wondering who's fooling who. (Sulla parete di un locale che si chiama Taurus)







  • Piccolo Dizionario Sikulo-Italiano
  • Spacchioso: figo
  • Per succo di mafia: per vendetta, per dimostrare di essere superiori (credo. E' difficile da tradurre -.-)
  • Mettersi l'acqua dentro e la pila fuori: mettersi volontariamente in una situazione che crea difficoltà
  • Mettersi in questo pettine di quindici: Mettersi in una situazione ingarbugliata e difficile da risolvere
  • Essere sano sano: essere ingenuo, privo di malizia.
  • Come mi spera il cuore: come ho voglia, come mi va.
  • Fracco: debole, fragile, instabile.
  • Ponchio: cicciottello, grassoccio.
  • Scappottarsi: evitarsi qualcosa. Oppure anche "tornare a casa" [Es: ragazzi, ciao, io me la scappotto]
  • Cassariare: confondere, frastornare. Anche riflessivo (cassariarsi).
  • Assicutare: inseguire.
  • Corpa: legnate.
  • Lappuso: quasi del tutto intraducibile. E' un sapore appiccicoso, tipo quello dei cachi troppo acerbi, o quello delle pellicine sotto la buccia delle castagne.
  • Malatia c'ammisca: malattia contagiosa.
  • Assappanarsi: bagnarsi, inzupparsi, generalmente per la pioggia.
  • Scannaliarsi: imparare una lezione, capire qualcosa in seguito ad una esperienza non gradevole.
  • Cùlica: angolo.
  • Faccia di lanna: faccia tosta.
  • Mangiauredda: Letteralmente, "mangia budella". Dicesi di persona che si diverte a fare innervosire i malcapitati che hanno a che fare con lui/lei, per il puro gusto di farlo.
  • Ammucciare: nascondere.
  • Pirito: emissione d'aria dagli intestini; flatulenza.
  • Zito: fidanzato.
  • Ammuttari: spingere.
  • Tosto: monello.
  • Alluppiarsi: addormentarsi.
  • Ciauru: profumo.
  • Dare addenzia: badare. O anche ascoltare, stare a sentire.
  • Schigghi: grida.
  • Amminchialuto: sbalordito, a bocca aperta, come imbambolato dalla sorpresa.
  • Vavaluci: lumache.
  • Annacare: dondolare. Nella fattispecie, annacàrsela: menarsela.
  • Taddarita: Pipistrello.
  • Pititto: Voglia.
  • Comu ti spercia: Come fa a venirti in mente, come fai ad aver voglia di.
  • Signuri ni scanza: Esclamazione: dio me ne scampi.
  • Ti sei fatto liscio: Stai diventando monotono.
  • Fetu: Puzza.
  • Sumagghia: Scarpata, dirupo.
  • Inchiaccare: Prendere con un cappio.
  • Papariarsi: Lasciarsi annegare nel benessere, godersi qualcosa. Generalmente riferito a una cosa piacevole fatta da qualcun altro verso il sogg.



  • Se preferisci..

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    Un angelo perso nel buio  di una sconosciuta terra di sale. Pensieri disordinati lo confondono, come farà a tornare a casa prima di perdere tutta la giornata? Si guarda intorno. Chissà se si riescono a vedere attraverso il buio delle indicazioni, o se dovrà continuare a vagare dentro quegli  improbabili universi. Rigira il suo sguardo verde attraverso onde anomale, abbagliato dai riflessi sull'acqua, ma tutto quel che trova è un altro blog inutile, che racconta un inutile tutto sul niente. Non diventerà vittima nolente di questa disavventura, dovesse attraversare fiumi di magma e foreste intere di pulsatilla velenosa. Finalmente una scrittura alternativa gli indica qualcosa: un ufficio di letargia, forse la salvezza? Da dietro la porta sente cantare "e guardo il mondo da un bidè,non so perchè...", pensa: "ecco gli effetti della Basaglia, girano tutti a piede libero...". Sebbene perplesso, tenendo per sè i suoi pensieri personali, bussa, disposto a qualunque pornoromanticheria  pur di tornare a casa. Gli viene aperto, l'ufficio è pieno di scartoffie, tra le valanghe di cronache urbane e di lettere da un mondo banale annaspa una grassa e bella impegata, che borbotta tra sè:"Dura la vita dei disegnatori..."."Indovina chi sono?" Chiede l'angelo. L'impiegata lo guarda come se avesse preso una mattonella in testa. L'angelo le dice:"Se mi fai tornare a casa, resterai giovane finchè morirai." "E' che siamo molto impegnati" tergiversa lei "con l'evento "invento il vento", la sagra del paese delle nuvole che si terrà tra poco.." "Che universo folle", borbotta l'Angelo. "Cosa?" dice la donna. "No, nenti", risponde lui. ""Pensieri del cazzo, parole del cazzo, niente d'importante". Poi sbotta:"Guarda che se voglio ti trasformo in una rana imperiale, e poi hai voglia a cercare principi da baciare!" La donna ride. "Non minacciare una che conosce i poteri dell'erba salvia". "Buone giusto per le visions of Johanna", pensa l'Angelo tra sè e se. La donna continua a parlare: "Se vuoi, puoi guadagnarti il ritorno facendo le serate coi Limbo Boys. Invece di continuare ad andare vagabondando potresti goderti un po' la vita. Memento gaudere semper, figliolo..". L'angelo rmane muto e sovrappensiero, rimproverandosi fra sè: "E tu che credevi di avere chissà quale missione. Invece non eri Einstein, non eri niente". L'angelo si guarda intorno, sperduto come dentro una foresta norvegese. Temeva che avrebbe vagato in quei campi di fragole, per sempre. L'impiegata, intenerita, osserva il suo volto corrucciato. "Perdonami", dice, "per tutte le risposte che non ti ho dato. L'angelo alza la testa, fiero. "Guarda che smetto quando voglio, di lasciarmi abbattere", dice. Esce a testa alta dall'ufficio, e appena fuori, guarda in su, ed una vertigine inversa lo stordisce piaceviolmente. "Dovrei tornare a casa", pensa. Raccoglie una bella bacca tonda e rossa. "Ma anche no, dopotutto" dice, inghiottendola con grazia e gravità, assorto nel profondo blulù del cielo. Un rumore attira la sua attenzione: un pinguino scodinzola camminandogli davanti. "Il pinguino è un animale intelligente!" Esclama l'angelo. "Provo a seguirlo". E sculetta e sculetta, il pinguino arriva sulla riva di un fiume, dove una ragazza straordinaria sta seduta su una pietra, giocando con la bolla di sapone che fa uscire da un tubicino di plastica. "Rimani qui a trascorrere la notte, viandante" gli dice lei. "Ormai è tardi per continuare la ricerca, un altro paio d'ore ed è già domani. Ti offro qualcosa da bere?" "Caffè nero in tazza grande, grazie!" risponde lui.



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    giovedì, 15 maggio 2008

    Nunlosò.

    Ma mi sorge a tratti il dubbio che questa nausea da Tiggì, e la convinzione incrollabile ed aggrovigliante le circonvoluzioni che viviamo in un MondoDiMerda® e che NullaSiPuòFare®

    Mi sorge a volte il dubbio che sia indotta, che sia costruzione mediatica a priori
    (è anche un dato di fatto che la violenza di uomini e natura sembra aumentata esponenzialmente, lo so, lo so)

    Ecco, mi viene in mente che potrebbe non essere un semplice dato di realtà che viene comunicato punto e stop.
    Mi viene in mente che potrebbe entrargliene qualche vantaggio, ai Padroni del Mondo.

    ¤ K alle 18:09 ¤ commenti (2) ¤ link

    domenica, 11 maggio 2008

    Certo che sarebbe anche bello farsi portar via da questa sensazione, agghindarla a sentimento e  lasciarsene trascinare per un po' a zonzo per le strade del pianeta.
    Prendere e innamorarsi e basta, di una sensazione e di un minuto, e affermare, consapevole, e credendoci per davvero: sono innamorata.
    E su questo basare le azioni del futuro prossimo venturo, arrogandosi il diritto di lasciar succedere follie
    (che omnia vincit amor, sisà. Che niente come l'ammore o un viaggio ti aiutorizza a sbiellare e fare minchionate perchè sisà, l'ammore. Perchè sisà, sei in viaggio)
    (e forse non sono poi due cose tanto diverse. Modalità di discesa dentro te stesso secondo schemi e prospettive variate, che fai con lo scopo più o meno conscio di ritornare a galla diverso)

    Ho speso un miliardo al salonedellibro. Stavolta l'ho girato tutto il tempo solasola, senza phyjays e senza caplàni e senza mattonelle e senza direttivi. Uffa.
    E quindi è anche per colpa loro se ho speso tutti quei soldi. Che se no mi trattenevo. Ecco.

    E ho la sensazione inspiegabile ed insinuante che il mondo stia rotolando verso la devastazione prossima ventura con una velocità maggiore rispetto a qualche mese fa. Sarà la suggestione berlusconiana
    (ci avevate mai pensato? Magari le minchiate epocali come quella del Kapò o delle corna le fa apposta così noi ci scandalizziamo per quelle e intanto lui fa il càz che je pare sotto il nostro bel nasino arricciato di sdegno e compatimento della sua stupidità)

    E per festeggiare mi sono comprata un pallamondo di plastica gonfiabile, col mare trasparente e i continenti blù, così imparo un po' di geografia.

    E così mi ricordo quant'è grande.

    ¤ K alle 22:49 ¤ commenti (4) ¤ link

    venerdì, 09 maggio 2008

    E allora siete lì due psì in formazione, e parlate con il capo, e a un certo punto vi chiede, che ne pensate, esiste il free will?
    Certe volte non è che proprio sai a cosa credi, non te lo sei mai veramente chiesto. Poi una volta ti ci metti a pensare su richiesta, per confronto con idee di qualcun altro, no. E in quei casi generalmente la verità viene fuori dall'istinto di difendere, perchè quel che si crede di solito diventa parte costitutiva di noi, che senza pensarci e senza ben sapere perchè cominciamo a difendere una posizione piuttosto che un'altra.
    Cominciando a parlare già mi suona di più la fazione dei libertariani, quelli che ammettono l'esistenza del libero arbitrio perchè ammettono l'esistenza dell'anima.
    Anche se, diciamo, l'anima. E' un'idea che non so bene.
    Il capo è dalla parte dei deterministi (e te pareva). Che quel che scegli sta scritto nel tuo codice genetico.
    Inevitabilmente questo si traduce nella incolpevolezza, che se il crimine ce l'hai nel codice genetico, mica è colpa tua, sei nato sbagliato
    (è così che si arriva a Gattaca?)
    Pensi che un mondo senza libero arbitrio, mammamia che paura.
    Però non è esattamente, semplicemente, solo questo.
    Mentre parli hai il bisogno di dire che no, che c'è qualcosa a monte, ad attivare e determinare le tue aree cerebrali in una maniera piuttosto che un'altra. Che c'è un nocciolo di libertà all'inizio di ogni cosa, che non c'è modo di prevedere con approssimazione significativa cosa sceglierà un codice genetico x cresciuto in modo y in una situazione z, e finchè questo non si potrà prevedere, quel nocciolo, che poi è l'essenza stessa dell'essere umano, è salvo.

    E quindi possiamo dire di aver dimostrato
    all'improvviso, e per epifania
    che zia K crede nell'anima.

    ¤ K alle 14:51 ¤ commenti (6) ¤ link

    lunedì, 28 aprile 2008


    E allora.

    Zia K è una corda arancione della senzala.


    La zia K ha un apelido. Che è il secondo, per la cronaca. Il primo era sapeca, del quale fui molto entusiasta perchè significava "monellaccia, piccola peste". Poi scoprii che le sapeca pullulano, e che a qualunque donna con un poco di pepe la si finisce per chiamare così. Quindi diciamo che.  Dato che zia k è egoncentrica, lo sappiamo.
    Adesso, l'apelido di zia K è:
    (rullo di tamburi)

    charmosa  !!
    (yeah.)

    E siccome zia K è sempre zia K, e deve in qualche modo giustificarsi per una cosa come questa, allora dunque, il fatto è che, non è che proprio, però ecco
    il mestre chiese di fare una camminata per vedere che apelido dare a zia K, e zia k, che mai si dica che non faccia la deficiente se le si dà possibilità alcuna, fece la sfilata nel bel mezzo della roda
    (la zia K ha la faccia come il chiulo), e allora.
    (il punto è che a me sembra sempre di dovermi scusare di essere femmina).

    (sull'avere un nome, dice lo zio nel commento sotto. Lo ammetto, non è che mi fosse tanto andato a genio, sto charmosa. Non fa ridere. Ma poi mi son detta: un nome perde il significato letterale, no. Diventa semplicemente un suono che rappresenta te. E poi dato lo svolgersi attuale delle cose, diciamo che anche questo apelido possiamo metterlo in mezzo al regalo dei trent'anni. Che è stato una possibilità di bellezza finora incognita. E perdonatemi ma stavolta rimarrò così, immodesta e senza schermi.)

    Sai cos'è, che è bello. Che tu durante i trequattro giorni di stage sei, semplicemente, altrove.
    Perdi i riferimenti spaziali (che c'è gente di dovunque e potresti essere dovunque)
    temporali (che non si dorme e si corre e si roda e non si pranza e ci si allena e non si capisce più niente)
    linguistici (che si parla in portoghese, e si ascolta il portoghese e si capisce, e si parla italiano e ti si capisce, e non si capisce com'è possibile)
    relazionali (che succede che tutti si è in qualche modo a parte del segreto, e ci si divide dopotutto qualcosa).
    Se poi sei nel gruppo che organizza, che è il fulcro intorno a cui tutto il resto ruota
    se i contramestre e i professori cominciano ad identificare la tua faccia ed il tuo nome
    se meglio ancora cominciano a chiamarti con l'apelido, che ormai sei battezzata, una del gruppo
    ecco, è ancora più bello. E sei ancora più altrove.

    E poi, e poi.
    Le lucine rotonde d'argento sul pavimento della musica, e rotolarci dentro, sentendo un odore, e una forza, e sudarci insieme, irresistibile
    e rimbalzarci contro, inaspettatamente, troppo inaspettatamente; e rompersi, e non dormirci su
    e ricucirsi in un gioco sorriso e un abbraccio, rincorso scavalcando la vergogna, perchè la pancia ti ci scaraventa contro oltre l'orgoglio
    e scoprire che a non dormire non eri solo tu, e c'era un motivo, e per una volta zia K che lei è una ragazza concreta, le piace tenerle tra le mani, le cose
    per una volta zia K si culla in questa sensazione languida, sospirando romanticamente il non vissuto, e si consola.

    ¤ K alle 19:58 ¤ commenti (4) ¤ link

    giovedì, 24 aprile 2008

    Hai presente quando sembra che la tua faccia sia coperta da una patina di qualcosa, arriccioli il naso e ti sgratticchi ma non essendoci davvero una patina di un bel niente il fastidio resta.
    Forse è il famoso caldoumidotorino, che quasi mi viene un colpo di calore perchè fa caldo ma c'è una cappa (che non è zia cappa, ahinoi, ahinoi) e come se il calore volesse scappare dal tuo corpo svolgendo la quotidiana termoregolazione ma non può.
    Ieri fu il primo giorno di primavera, qui, dopo lunghi piovischi piovosi, e per quanto fosse scenico saltellare tra le pozzanghere con le scarpine rosse e l'ombrellino, dopotutto, che strapalle, un poco di calduccio autentico made in April lo vogliam fare, eh?

    E poi c'è da raccontare il martedì.

    Entrare nella casa colorata, e sorridere agli occhi di chi saluti e ti saluta, solleticata dall'odore bruciaticcio dell'ardesiaseicentogradi.
    Poi sdraiarsi sul lettino e sentirsi guardata sotto la pelle, e sapessi mai rispondere quando ti chiede "comestai".
    Dopodichè, ti si puntura.
    Ed è un annegare nel corposottile, percependolo, tattile. Ti intrappolano i legacci inconsistenti delle scosse elettriche lungo le linee su cui ti si tesse il corpo, e tu e il tuo corpo diventate per dei minuti una cosa unica e singola e viva.
    La sinistra esiste e parla, senza sentirsi addosso il dominio della destra. La pancia si disossa e si dissoda, diventando della stessa consistenza del mare, e tutto questo esce dai tuoi polmoni sotto sembianza di espirazione.
    Anneghi nella percezione del tuo te, ed è un piacere profondo, di corpo soltanto, ma di tutti i corpi insieme, di tutti i tuoi corpi insieme, uno sopra l'altro e uno dentro l'altro e uno diventando l'altro, la carne l'energia lo spirito e l'anima.
    E anche se non c'è niente di carnale, di relazionale, è un piacere goduto in un modo quasi sessuale, ma sessuale ancestralmente, come di qualcosa che costituisce e crea, trasformando la materia inerte in viva.
    Ripensandoci il respiro ti si scalda, e la pancia ti si scioglie ancora, e senti un refolo di quel vento addosso, rabbrividendone ad occhi socchiusi.

    E lo so che probabilmente non è che dipenda strettamente dalla persona che ti fa il trattamento, però comunque la cosa che a me viene da pensare è che non posso fare a meno di ringraziare.

    ¤ K alle 15:11 ¤ commenti (4) ¤ link

    giovedì, 17 aprile 2008

    E allora oggi è l’ultimo giorno della mia vita in cui avrò avuto meno di trent’anni.
    Che a dirlo fa strano, ad esserci in mezzo di più.
     
    Sei una giovine trentenne, grazie a dio il decadimento fisico non si è verificato, anzi, a 16 anni eri peggio di come sei ora; e comunque lo si combatterà, il decadimento, a colpi di meia lua di compasso.

    Sei quasi una specialista, completi i percorsi istituzionali che gonfiano il petto di mami e papi
    Ma intanto ti lasci agitare in qore e in anima e in psiche della roba che di istituzionale ha poco, pregustandoti la divaricazione della percezione, mentre qualche cosa di nemmeno troppo nascosto tra le pieghe delle circonvoluzionicerebrali dice: sì.
    (l’anno scorso dissi, in circostanze di compleanno, a QuelloCheNonGliTrovoIlSoprannome: ho la sensazione che questi 29 dovrò affrontare qualcosa, un cambiamento di ordine filosofico e di percezione del mondo. E buttarlo giù sarà difficile.)
    (Quando si dice la preveggenza.)
     
    Sei cambiata tanto spesso che hai preso il gusto di cambiare
    Cercavi un simbolo, e hai trovato la spirale
    Il cambiamento di cui da tempo iltuo tempo sembrava gravido comincia a diventare visibile, ma solo a tratti, come se un filtro si sovrapponesse alle cose e trasformasse lo scorrere della vita in un mosaico costituito di materiali diversi
    ma è solo un momento, poi tu e tutto tornate com'eravate, eppure quella differenza c'è stata, sensibilmente, e sai che la sua ampiezza e il suo spessore diventeranno sempre maggiori.
    Sei grande in un modo consapevole ed insulso, che ride del suo stesso essere grande, eppure è grande, e va bene così
    (dove grande, giammai è autoincensamento, è solo il modo con cui i bambini chiamano quelli che non sembrano bambini, più)
     
    E vortichi tra i preparativi del festone, il vestitino fru fru da femmina, le scarpette rosse di vernice, e tutta la gente a cui dici vieni vieni famo festa, che ti stordisce e così non ci pensi che si han trent’anni e non c’è proprio niente da festeggiare o essere contenti
    e nel frattempo te ne stai, come sempre, appollaiata sulla roccia a guardare te stessa da lontano, godendoti lo spettacolo, curiosa di come andrà a finire, con giusto quel pochetto di paura.
    Eppure riesci a percepire che te stessa che vortica e te stessa che guarda non sono poi più così lontane, a tratti si congiungono per un lembo (nascosto, o evidente) di pelle
    e le cose assumono in qualche modo una maggiore consistenza, e il mondo incomincia a diventare vero.
    Ed il gusto che senti sulla lingua è buono.

    ¤ K alle 14:49 ¤ commenti (4) ¤ link

    martedì, 15 aprile 2008









    E devo solo dire una cosa:

    un popolo ha il governo che si merita.





    ¤ K alle 15:34 ¤ commenti (2) ¤ link

    sabato, 05 aprile 2008



    Secondo me, non è dalle grandi decisioni che si capisce quando sei diverso da com'eri.







    Secondo me si vede di più quando cambi all'improvviso il modo di giocare a Spàider.

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    martedì, 01 aprile 2008

    Premettendo che sbronzarsi con due bicchieri di spumante al rinfresco offerto sul luogo di lavoro è deprecabile. Ma tanto per oggi s'è finito di lavurà, yeah.

    "mi ero addormentato in discoteca" mi raccontano. "Mi sono svegliato con in bocca la lingua di una ragazza che mi baciava".
    Ditemi se c'è qualcosa di più stimolante l'immaginazione che baciare un giovane sconosciuto addormentato mentre intorno è buio e tùnz.
    Era retorico, eh. Lo so che ce n'è di altrettanto e più. Ma questo la sfregola, zia K, la sfregola proprio.

    Farei uno studio di correlazione tra la cacca e lo stato emotivo. Che certe volte si sputacchiano fuori quelle palline caprine assolutamente insoddisfacenti, e certe altre delle belle mousse morbide e spumeggianti che è un piacere. E se ci fai caso dipende da come stai, e daq quanto è vero quello che stai vivendo.

    ....

    (Ok, questa faceva schifo.)

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    sabato, 29 marzo 2008

    Poi alla fine ritorni sempre nela stessa mutata posizione, desideri andar via

    e quando sarai andata via desidererai tornare

    e questo incessantemente, mentre si compie il sortilegio e gira il gorgo intorno e dentro, il gorgo che sei tu e il tuo esistere nel mondo

    senza un'oncia misurabile di pace

    nè una casa. 


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    giovedì, 27 marzo 2008

    Uno scorpione se ne stava sulla riva di un fiume che doveva attraversare, chiedendosi in che modo sarebbe stato possibile arrivare dall'altra parte.
    Ad un certo punto passò una rana, e lo scorpione: "Per favore!" la interpellò. "Devo assolutamente attraversare il fiume, ma come sai io non so nuotare. Ti prego, trasportami sul tuo dorso."
    "Fossi matta" rispose la rana. "So bene quanto sia pericoloso il tuo pungiglione..."
    "Credi forse che potrei pungerti mentre mi stai facedo un favore? Persino io non arriverei a tanto."
    La rana riflett, e alla fine disse: "Dopotutto hai ragione. Quello che dici è sensato. Sali, ti porterò dall'altra parte."
    Lo scorpione salì in groppa, la rana lo portò verso l'altra riva.
    Subito prima di saltare giù, però, lo scorpione
    punse la rana sul dorso.
    "Ma come!" protestò lei, mentre, paralizzata dal veleno, cominciava ad affondare. "Mi avevi promesso...esaudivo una tua richiesta..e invece tu.."
    "Hai ragione" rispose lo scorpione, con uno sguardo complicato negli occhi. "Ma non posso farci nulla. Questa è la mia natura."

    (Non c'entra niente con la storiella di edificazione morale parallela e distorta, ma
    volevo solo far presente a coloro che fossero interessati, se ce n'è, che sono tornata
    e ovviamente non parlo di spostarsi fisico, eh
    credo di essere tornata in posti precedentemente abitati, anche se forse li abiterò diversamente
    e cedo che uno di questi posti sia
     qui.)

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    martedì, 25 marzo 2008

    Già che mi son loggata per scrivere un commento strùnz, che dà sempre un sottil piacere far la strùnz se tale ti si vuole

    già che mi son loggata racconto delle lame di luce appoggiate sul mare, della rètina invitata a godere della luce senza stressare me e lei stessa con la necessità di una interpretazione e decodificazione dei colori, lo sappiamo, sono nuvole, godiamo di dio che le crea di un colore così bello, ma diobono lasciamole una volta stare senza dovere per forza capire qual è la loro concreta tridimensionalità

    degli scogli incrstati di oro e smeraldo, poi son solo alghe, ma s'intonano con il tuo omaggiare la possanza della maestà del mare vergine, ancora intonso dalle nostre molteplici irrispettose pelli, e lui si prepara paziente ad accoglierle, carezzarle, arricciarle di freddo per scrostarci da sopra il buio dell'inverno

    e la mente che si arzigogola intorno a pensieri concreti. Sappiamo bene che non è da noi, lo sappiamo bene. Ma c'è bisogno a un certo punto che. E sta iniziando il mese dei trent'anni di zia K, vi pare. Però forse si trova una volta di più la soluzione nel sospendere, ed attendere

    guardandosi intanto d'intorno.

    Riappacificandosi, forse, e con merito di Alejandra, con l'idea che esista, forse, un dio, ma un dio semplice, senza maiuscole nè chiese

    gli si chiede un poco di luce, e respirare.


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    sabato, 15 marzo 2008

    La guardia di notte.
    Torni dal ProntoSoccorso, attraverso il cortile che ti riporta alla stanzettadellapace®.
    E dici: che ci fa una signora anziana, alle 10 e un quarto di sabato sera, seduta sulle sedie accanto alla porta del cortile?
    Vai a prenderti il tristo panino alle macchinette.
    Ripassi davanti alla porta del cortile.
    La signora non c'è più.
    Potreste aver ascoltato il racconto della prima apparizione a zia K.
    (Non è un posto da cui dice per allontanarsi mi doveva passar davanti, o che, eh. Semplicemente non era più seduta. Ma magari s'è solo scocciata di star lì.)
    (no, se ve lo chiedete: non era paziente dei nostri -.-).

    ¤ K alle 23:03 ¤ commenti (5) ¤ link

    venerdì, 07 marzo 2008

    Ora.
    Dopo una domenica come quella che c'è stata, con litri e litri di sole per via, e tutta la gente snocciolata a secchiate giù per i prati del Valentino, questo grigiolino che cosa mi vuole rappresentare?
    Fortunatamente l'anno è candito e scandito dai voli per Casa, e se ne avvicina uno.
    E stavolta quel che s'spetta è solo sole.

    ¤ K alle 08:32 ¤ commenti (7) ¤ link

    mercoledì, 05 marzo 2008

    E' sempre sorprendente realizzare che una realtà obiettiva non è che poi, strettamente, c'è.
    Non c'è niente che non sia permeato dalla tua percezione, dalla tua interpretazione e dalla tua attribuzione di significato. E non c'è proprio nessun modo di eliminare l'influenza. Puoi distinguerla dopo, se proprio sei in grado di analizzare estraendoti da te stesso.
    Anche se entrare nel loop del mondo come propaggine di te diventa imprescindibile, da quel momento in poi.
    E diventa sempre sorprendente confrontare i mondi di ciascuno. Sentire quanto è diverso un tempo nel racconto di chi l'ha vissuto con te, quando per te era qualcosa di completamente diverso.
    Mò sembra che si parli d'ammore, ma direi proprio di no. Niente di così serio.
    Si parla di invadenza ed ego, di controllo e una puntata di radio zion.

    In tutto questo zia K vi dice che c'ha un coinquilino.
    Poi riconoscere ed ammettere le paure irrazionali è forse la strada più breve per scavalcarle. Ma non è che ti senti esattamente una persona piena di dignità ed equilibrio, se ti accorgi che istintivamente hai un velo un filo un soffio di indubitabile xenofobia.
    Se non altro hai pure la testa sufficiente per comprenderne la natura atavica e non utile, e non dargli dignità d'esistere.
    Si cresce, menomale, senza fermarsi.
    E sono convinta che per crescere si debba sempre attraversare un muro di paura. Che è quello il passo che fa cambiare qualcosa.

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    domenica, 24 febbraio 2008

    Roma è costruita a partire dalla luce.
    Respiri la sua luce, si squaderna dentro i tuoi occhi, e ti possiede.
    Io la subisco, Roma, da quando ho memoria d'averla vista.
    E mi ha contagiato, la sua luce. Gli occhi sembravano allertati a cogliere i colori e le forme.
    E in questo dominio della vista, si verifica una di quelle cose che.
    Dopo anni ed anni ed anni, la zia k che disegna. Figure complete, con il loro movimento, le loro articolazioni disarticolate, la loro forma.
    (no, colori no. La volta che zia K sa disegnare i colori, vuol dire che ha capito com'è che funzionano le sue emozioni. Ci va ancora del tempo, mi sa.)

    Intanto si impara a raffinare quel percetto peculiare che è il sesto senso.
    Le cose, il tempo, le frazioni di tempo, ti parlano, se ascolti. Se lasci che la corrente scorra, il tempo rotola dentro nodi perfetti. E tu sai quand'è che devi muoverti, mettendo altri nel posto giusto, e te.

    C'è stato un intero simposio (che zia K a Roma ci stava per un congresso) sullammOre.
    E tutti si stava a sentire con gli occhi socchiusi ed un impercettibile sorriso.
    Forse non tutti, va be.
    E giusto per darvi una psychochicca: l'esaltazione maniacale condivide sintomi dell'innamoramento. Il disturbo ossessivo compulsivo potrebbe essere interpretabile come uno scivolamento patologico di quell'ossessivizzarsi che permette di mantenere il collegamento con l'oggetto d'amore.

    Poi, scorrono le biglie sul panno verde.
    Stavolta niente metafora: zia k e il biliardo, si rinnova un vecchio amore.
    I giocatori di biliardo ti parlano sempre della "fisica". Secondo loro il movimento delle palle è perfettamente prevedibile e calcolato, il caso è bandito dal tavolo da biliardo.
    Con il biliardo (la carambola, per essere precisi) zia K ha un imprinting tutto particolare. Che poi però.
    Da allora, non è che sia capitato spesso di giocare. E di solito s'era giocato a pool8, che ci si credeva bambini, e quelle son cose serie. Ed era piacevole sì, però qualcosa mancava, lo sapevo che mancava.
    Ma adesso che si è ripresa in mano la goriziana, è proprio tutto un altro sapore in bocca.
    La gestione dei rimbalzi, delle intensità e delle direzioni. Bisogna provare.
    E proveremo, fino al diventare una virtuosa della stecca.
    Voilà.
    (che questa passione dovrebbe durare, son anni che. Speriam.)

    E per finire: ho capito la differenza tra il piangere di adulti e di bambini.
    Che il primo è ostacolato, e schizza fuori tra le maglie che lo vorrebbero contenere. Il secondo invece esiste e fluisce, è grosso e pieno, e nessuno pensa o teme che non dovrebbe star lì.

    ¤ K alle 23:24 ¤ commenti (6) ¤ link

    martedì, 12 febbraio 2008

    andate qui.

    In gran segreto, eh, senza dire che vi mando io.

    Ci sono due persone, una che questo blog lo legge, chesarebbe il Dir, e l'altra no, che sarebbe Caplàn, che lo apprezzeranno di sicuro. Poi pure gli altri, senza nulla togliere, eh. Però loro coi matti, come dire. C'è qualcosa che percepiscono in un modo peculiare.



    ¤ K alle 20:25 ¤ commenti (2) ¤ link

    giovedì, 07 febbraio 2008

    La k e gli aforismi improbabili:
     
    La vita, te la guida il culo.
    Se se in bici e guidi con le braccia ti vai a schiantare.
    E’ un inganno, il fatto che si costruisce con la perifericità degli arti. Gli arti sono propaggini, il centro è il baricentro.
    Il movimento, in tutte le arti marziali, parte dal bacino (smack).
    Quel che origina, ha origine dal Ki. L’energia che muove il sole e l'altre stelle delle nostre costellazioni interne.
    Va bene, non è esattamente il culo. Però.

    ¤ K alle 16:04 ¤ commenti (3) ¤ link

    martedì, 29 gennaio 2008

    Non è certo una cosa nuova, come dire. L'han detto in tanti e in tanti modi lo dicono continuamente, pretendendo scienze o ohmeggiando nuove ere.
    Però io credo, davvero, che quel che è, quel che diventa reale, sia
    corrisponda a quello che tu credi.
    Purtroppo il problema di fondo sta nel fatto che tu, quel che credi, nonlosài.
    E sforzarsi di credere è, ahimè, inutile et fintionale.

    Il cavallo aveva le ali.
    Le ha sacrificate per scendere sulla terra e ricordare agli esseri umani che possono volare anche loro.
    Il significato alchemico del cavallo è diventare un mezzo di trasporto per gli altri.

    Il punto non è, esattamente, credere nell'astrologia. Non è che io penso che necessariamente tutti quelli che si è nati nel 1978.
    Ne conosco, che non corrono mai. Che non sono proprio per un caz l'emblema della forza fisica.
    Ma zia K, sì.
    E si verifica una volta di più il meccanismo per cui gli àuguri (che vanno ben distinti dagli augùri) raccontano a chi li ascolta, nel momento esatto in cui. E il messaggio non è altro che uno dei centomila segnali che stanno lì per te.
    Mica per tutti i cavalli.
    Specificamente per te che lo leggi in quel preciso momento.

    (La prima e la seconda parte del post non sono collegate tra di loro, eh. In entrambi i casi si parla di credere, ma le origini sono diverse. Augh)

    ¤ K alle 00:05 ¤ commenti (4) ¤ link

    domenica, 27 gennaio 2008

    15012008037as

        idle

    as

            a

    painted
       
        ship

    in

                a

        painted

    ocean.







    Fosse per me, ci sarebbe sempre luce
    e l'omino che cancella i sogni dalla testa al risveglio rimarrebbe disoccupato.
    L'aria sarebbe sempre profumata d'estate, e nessuno ne avrebbe paura
    sarebbe trasparente e intrisa di sole, e tutti vedremmo lontano lontano.

    Fosse per me, il sangue scorrendo nelle vene farebbe musica, e si sentirebbe da fuori, e ci si potrebbe suonare a vicenda, come strumenti musicali

    Fosse per me, tutti avrebbero labbra dolci e rosse, e sorriderebbero in un modo che ti salva la vita.

    Quindi la prossima volta che si deve creare un mondo, o un essere vivente, tenete in considerazione la mia candidatura, nè.

    ¤ K alle 12:52 ¤ commenti (4) ¤ link


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